Lo spettro occupazionale mette un freno alle sanzioni

NAVACCHIO. Lo spettro dei posti di lavoro a rischio, paventato dal Corpo Guardie di Città, sta avendo ripercussioni sull’iter per rendere esecutiva la sanzione applicata dal prefetto all’azienda...

NAVACCHIO. Lo spettro dei posti di lavoro a rischio, paventato dal Corpo Guardie di Città, sta avendo ripercussioni sull’iter per rendere esecutiva la sanzione applicata dal prefetto all’azienda dopo l’omicidio al Palabingo. «Ho concesso un mese di proroga per l'esecuzione della sanzione alle Guardie di Città perché hanno intrapreso un percorso di ravvedimento rispetto alle irregolarità contestate che è giusto tenere in considerazione»: è questa la posizione del prefetto Visconti rispetto ad una vicenda che, oltre ai risvolti amministrativi, ne ha altri di carattere penale ancora in corso. E sulla vicenda in questa fase si registra il “no comment” del questore che del comandante provinciale dell’Arma.

Il caso è venuto alla luce del sole nell'agosto scorso quando una guardia giurata sparò e uccise un rapinatore, una guardia giurata a riposo, durante un tentativo di rapina. L'agente - entrambi alle dipendenze delle Guardie di Città - che fece fuoco non poteva detenere la pistola e non poteva svolgere quel servizio. Da qui l'ispezione congiunta di polizia, carabinieri, guardia d finanza e ispettorato del lavoro e la scoperta che le stesse irregolarità riguardavano anche altre guardie giurate dell'istituto. Dopo un lungo contenzioso giudiziario (nella fase cautelare) il Consiglio di Stato ha confermato la sanzione della prefettura. Negata la sospensiva del provvedimento, compresa la parte che riguarda i 40mila di sanzione pecuniaria che ancora non sono stati incassati. Il caso è seguito con attenzione nel settore della vigilanza privata e la nuova proroga è arrivata piuttosto a sorpresa. L’istituto, ha fatto notare il prefetto, «si è adeguato adottando le prescrizioni che gli abbiamo imposto. Non posso per non tenere in considerazione il fatto che sarebbe meglio che a svolgere certi servizi di sicurezza sia un'azienda del territorio piuttosto che a farli sia un istituto che viene da fuori. Ho chiesto quindi all'Avvocatura dello Stato di valutare anche questo aspetto, fermo restando che non è in discussione la legittimità dei nostri atti». C’è da chiedersi come mai l’azienda non abbia tentato prima la strada del “ravvedimento”, come lo ha definito il prefetto, evitando di percorrere le strade della giustizia amministrativa da cui finora è uscita sconfitta, almeno in questa fase. L’istituto ha promesso di rinunciare ai contenziosi con la pubblica amministrazione. Al momento non risulta che ci siano state verifiche da parte della polizia per accertare se l’azienda ha sanato le irregolarità riscontrate nell’ispezione.©RIPRODUZIONE RISERVATA