Guardie di città, ricorso respinto anche dal Consiglio di Stato

L’istituto di vigilanza dovrà sospendere l’attività per trenta giorni come richiesto dalla prefettura dopo le irregolarità nella gestione emerse in seguito all’uccisione di una guardia giurata a Navacchio

NAVACCHIO. Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso in appello presentato dall’istituto di vigilanza Corpo Guardie di città per chiedere l’annullamento della sanzione decisa dalla prefettura di Pisa dopo la vicenda della tentata rapina finita nel sangue, avvenuta a metà agosto nei pressi del Palabingo di Navacchio.

Tentata rapina costata la vita a una guardia giurata che si era improvvisata rapinatore trovando poi la morte per mano di un collega dello stesso istituto di vigilanza. Già il Tar, tribunale amministrativo della Toscana, aveva respinto un primo ricorso, prima della fine dell’anno. Ma il titolare dell’istituto di vigilanza privata Mariano Bizzarri Ollandini fin dall’inizio ha deciso di non ottemperare a quanto disposto dal prefetto di Pisa, Attilio Visconti. Vale a dire sospensione dell’attività per un mese e il pagamento di una multa di 40mila euro.

L’appello cautelare, secondo il relatore del Consiglio di Stato, non prospetta argomenti idonei a mettere in discussione quanto puntualizzato nell’ordinanza appellata circa l’impiego di guardie giurate con licenza scaduta. Di conseguenza ha respinto l’appello compensando le spese legali. L’ordinanza dovrà ora essere eseguita non appena le parti ne avranno ricevuto una comunicazione formale.

L'avvocato Alfredo Passaro, legale di fiducia dell’istituto di vigilanza, ha seguito la stessa linea tenuta davanti al Tar, in modo particolare per controbattere alle contestazioni sulle varie e diffuse anomalie riscontrate nella gestione dell’istituto di vigilanza e che sono emerse dopo il fatto avvenuto al Palabingo e la successiva ispezione effettuata nell’azienda da parte delle forze di polizia. Tanto che la questura aveva “suggerito” la revoca o la sospensione immediata della licenza. Alla fine del procedimento amministrativo, tenuto conto anche dei risvolti occupazionali della vicenda, la prefettura ha disposto la sospensione della licenza per trenta giorni e una sanzione di 40mila euro. Finora i tentativi di mediazione con l’istituto di vigilanza non hanno dato esito. Bizzarri ha infatti dato mandato al suo legale di fiducia di presentare i ricorsi prima al Tar e poi al Consiglio di Stato sperando così di riuscire a bloccare il provvedimento.

Ora l'istituto prenderà contatti con la prefettura per cercare di capire i tempi in cui dovrà ottemperare all’ordinanza che di fatto conferma il decreto dell’autunno scorso.

La mattina dell’uccisione della guardia giurata fu subito chiaro che qualcosa non aveva funzionato nell’organizzazione di quel servizio, al di là di quelli che potevano essere i risvolti penali. Bizzarri e il suo istituto avevano illecitamente trattenuto i titoli di polizia della vittima (titoli personali anche se il dipendente era in congedo) senza neppure darne comunicazione agli uffici della questura e della prefettura. La guardia giurata che sparò aveva il porto d’armi scaduto e non era in possesso del decreto di guardia particolare giurata. L’ispezione poi aveva portato alla luce altre violazioni dovute al fatto che l’istituto aveva impiegato personale privo del rinnovo del decreto di guardia particolare giurata. Queste ed altre violazioni al regolamento di servizio «appaiono rispecchiare le motivazioni che prevedono la revoca o la sospensione della licenza», erano state le conclusioni dopo l’ispezione. A questo punto e con l’inchiesta penale ancora in corso, l’azienda che è molto conosciuta nel settore della vigilanza, potrà concordare i tempi per organizzare i servizi durante i 30 giorni in cui dovrà consegnare la licenza alla prefettura. Tra l’altro, dopo questa vicenda, la prefettura ha messo mano ad un’attenta revisione dell’elenco dei possessori di porto d’armi che hanno svolto il lavoro di guardia giurata e che non hanno più la licenza di guardia giurata.

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