Maleodoranze causate dall’ex depuratore

Il sindaco di Castelfranco contro Waste Recycling: «Questa situazione non è più tollerabile»

CASTELFRANCO. Scontro dalle tinte inedite tra amministrazione di Castelfranco Di Sotto e Waste Recycling. A scatenarle, dopo i miasmi che hanno interessato il comune a più riprese dal 3 dicembre, la definitiva certificazione da parte dell'Arpat dell’origine delle ennesime maleodoranze: l'ex depuratore del comune, di proprietà pubblica ma in gestione all’azienda.

«I nostri tecnici, con la collaborazione del responsabile aziendale, sono intervenuti sottoponendo a saggio organolettico i nutrienti utilizzati dall'azienda nel processo di depurazione che però, pur presentando odori caratteristici, non risultavano associabili alla maleodoranza - scrive Arpat - Si è quindi proceduto a diluire il prodotto in uso che, in conseguenza, risultava emanare un odore molto sgradevole e pienamente sovrapponibile a quello percepibile in esterno. Si ritiene pertanto di avere oggettivamente individuato l'origine della maleodoranza. Sono stati effettuati di conseguenza i campioni, le cui analisi sono tuttora in corso».

Da qui la dura reazione del sindaco Gabriele Toti, che ha chiesto una riunione urgente con gli enti competenti minacciando una ordinanza ad hoc per contenere il problema fino a chiedere una sospensione dell'autorizzazione a proseguire nell'attività.

«Dispiace constatare che, nonostante l'alta attenzione verso queste problematiche negli ultimi anni ed i lavori effettuati per risolverle, persistano ancora episodi del genere che provocano gravi e pesanti disagi nelle popolazione - scrive il sindaco - Non è ormai più tollerabile una situazione del genere, anche a fronte dei lavori che dovranno essere ultimati a breve presso la Waste Recycling per limitare tali problematiche. Questa amministrazione sarà sempre garante del diritto all'impresa, ma nel pieno rispetto dell'ambiente e della salute».

A far infuriare il primo cittadino anche la prospettiva, delineata da Arpat, che i disagi possano ripetersi. Di qui la richiesta di un incontro e la minaccia di ritirare le autorizzazioni. «Sono a richiedere un incontro urgente entro 7 giorni da oggi - scrive - al fine di individuare soluzioni e tempi certi che vanno al di la delle prescrizioni impartite all'azienda in tutti questi anni. In assenza di immediate garanzie ed interventi, questa amministrazione comunale chiederà alla Provincia di valutare la sospensione della autorizzazione».

Nilo Di Modica

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