Detenzione di armi stop di sei mesi alla guardia Paolini

Sanzione della prefettura dopo la tragedia del Palabingo Lo sparatore aveva la licenza scaduta da febbraio

PISA. Un divieto di detenere armi per sei mesi e neanche la possibilità di fare lo steward.

In attesa dei passaggi della Procura sul fronte penale, è la prefettura a muoversi a livello amministrativo nei confronti di Simone Paolini, 37 anni, di Pisa, protagonista dell’episodio di sangue all’alba del 13 agosto al Palabingo di Navacchio dove uccise con due colpi di pistola il collega Davide Giuliani, 46 anni, di Montecalvoli, improvvisatosi rapinatore.

Al di là dei risvolti penali sui quali ancora sono in corso le perizie, l’aspetto che fece discutere fu alimentato da un paradosso: chi era andato per rapinare era in regola con il porto d'armi (scadeva a gennaio 2016), mentre chi aveva una divisa e doveva difendere i soldi del cliente era tecnicamente un abusivo.

Da oltre sei mesi Paolini, dipendente dell’istituto di vigilanza privata “Corpo Guardie di Città” di Pisa non aveva più titolo per fare la guardia giurata, né per tenere la pistola.

I titoli, rilasciati dalla prefettura sulla base dei pareri di questura e carabinieri, erano scaduti il 4 febbraio e mai rinnovati. «Sapevo di avere il porto d'armi scaduto, ma dovevo lavorare» aveva dichiarato agli inquirenti il 14 agosto il 37enne pisano nel corso di un interrogatorio con il sostituto procuratore, Antonio Giaconi durato circa 5 ore alla presenza del suo legale e dei periti di parte.

La condizione di indagato per omicidio preterintenzionale e la violazione della pistola detenuta con i permessi scaduti hanno portato la prefettura a infliggere a Paolini le sanzioni contro le quali potrà fare ricorso al Tar.

Ha risolto, sul piano penale, con un’archiviazione il comandante delle guardie, Daniele Paolicchi. Niente detenzione abusiva di armi.

L'iter per il rinnovo si era concluso con esito positivo e Paolicchi non aveva ancora ritirato l'autorizzazione, firmata il 17 agosto, quando la questura era intervenuta il 18 con il sequestro dopo aver trovato il comandante con la pistola nell'armadietto nella sede dell'azienda.

Insomma, Paolicchi non aveva materialmente il titolo in mano, ma gli uffici competenti, dalla questura alla prefettura, avevano perfezionato la pratica con tutti i crismi di legge.

E sempre sul piano amministrativo l'azienda di Mariano Bizzarri Ollandini ha ancora diversi ostacoli da affrontare. Il Tar ha sospeso la decisione, presa con un provvedimento, di sospensione di 30 giorni disposto dal prefetto. La trattazione nel merito è fissata all'udienza del 3 dicembre.

Dopo la relazione del questore, il prefetto aveva disposto la sospensione della licenza per 30 giorni, una sanzione di 40.000 euro e la denuncia di 16 guardie giurate alla Procura per porto abusivo di armi, considerato che, stando all'accusa, avevano eseguito il servizio di vigilanza con i titoli scaduti.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA