L’imprenditore Bulgarella chiedeva e il direttore Littara concedeva

Il manager Vincenzo Littara, ex direttore generale della Banca di Cascina

La Banca di Cascina usata come un bancomat dal costruttore siciliano il quale offriva all'ex manager soggiorni nei suoi alberghi. Ecco cosa emerge dalle intercettazioni dei carabinieri del Ros

CASCINA. Tenta tutte le strade l’allora direttore generale della Banca di credito cooperativo di Cascina, Vincenzo Littara, oggi coinvolto nell’inchiesta della Dda di Firenze insieme all’imprenditore Andrea Bulgarella, per evitare il commissariamento della “banchina” e soprattutto per non dare le dimissioni.
Siamo nell’autunno di un anno fa e gli ispettori della Banca d’Italia hanno sollevato il velo su una gestione o, per meglio dire, sulla disorganizzazione dell’istituto di credito nell’esercizio del credito. La mattina del 23 settembre 2014, quando ormai a Cascina le voci di un probabile commissariamento della banca erano sempre più insistenti, e gli ex amministratori dell’istituto avevano già ricevuto i primi verbali con le contestazioni, Littara segnala a Nicolò Nociforo, vice presidente della Federazione Toscana banche di credito cooperativo, che Roberto Frosini, il direttore, sta facendo pressioni su l’ex presidente del cda, Stefano Bertini, per farlo dimettere insieme al direttore generale. “… abbi pazienza… ma io con te parlo da siciliano a siciliano a me (riferito a Frosini, ndr) ha rotto i c…”. Littara non vuole dimettersi, pur sapendo che la banca sarà pesantemente sanzionata e dovrà perdere l’autonomia: certe scelte gestionali e i fidi concessi senza avere adeguate garanzie hanno ormai messo a rischio la solidità dell’istituto.

Del resto, nella relazione prodotta dagli ispettori della Banca di Italia a conclusione dell’attività di verifica svolta dall’aprile al giugno 2014, tra i profili di particolare anomalia ci sono le aziende del gruppo Bulgarella (Edilcentro e Bulgarella costruzioni srl, incaglio per due milioni e 200mila di euro) finanziate per decisione di Littara nonostante le perplessità più volte espresse, dal 2011, dai responsabili dei fidi e della funzione di controllo crediti. Già a maggio Littara era stato informato che l’ispezione stava per chiudersi con la contestazione di 10 milioni di perdite per finanziamenti erogati e ritenuti non recuperabili, tra cui quello della Viareggio Touring (gruppo Bulgarella), oltre ai problemi con la Misericordia di Pisa.

Non vuole dimettersi Littara, poi costretto a lasciare insieme a tutto il consiglio di amministrazione con l’arrivo degli ispettori di Bankitalia. Oggi, a distanza di un anno dal commissariamento della Banca di Cascina e con la fusione ormai alle porte, perché questo appare l’epilogo più probabile, l’inchiesta della Procura di Firenze rivela che Bulgarella si era fatto carico, come scrivono i carabinieri del Ros, di soggiorni gratis nei suoi alberghi siciliani, usufruiti da Littara, accompagnato da amici e parenti e aveva fatto lavorare il figlio alla realizzazione dell’albergo di Viareggio. Non solo: Bulgarella avrebbe venduto al figlio di Littara, ingegnere Giuseppe Littara, un immobile ad un prezzo che l’Agenzia delle Entrate ritiene troppo basso rispetto ai valori di mercato. Così, secondo le accuse, si spiega la particolare attenzione di Littara (che Bulgarella nelle conversazioni telefoniche chiama “direttore mio…”) nei confronti dell’imprenditore di Trapani, evidentemente trattato in maniera diversa da tutti gli altri clienti della Banca di Cascina.

Pur con gli ispettori al lavoro, prima del commissariamento, dipendenti dell’istituto di credito continuavano a consegnare assegni ai collaboratori di Bulgarella su conti correnti che poi l’istituto sarà costretto a chiudere, considerata la grave condizione finanziaria del gruppo.

E prima di rinunciare a tutto questo l’ex direttore generale le tenta davvero tutte, come emerge dalle intercettazioni telefoniche. Cerca l’approccio con un senatore che, secondo quanto emerge dagli atti di indagine, doveva essere contattato dall’imprenditore livornese Andrea Palumbo.

Dall’inizio di ottobre 2014 gli scenari cominciano a chiarirsi. La Banca d’Italia era arrivata dopo una segnalazione per operazioni sospette, in odore di riciclaggio, di cui peraltro il nostro giornale aveva dato notizia, sollevando le ire del presidente del cda e quelle (meno signorili) dello stesso Littara.
L’ex direttore capisce che nel mirino ci sono i rapporti con Bulgarella e prova a fare ricadere le responsabilità per le mancate segnalazioni di operazioni sospette su un collega. Secondo l’accusa, appena Littara si rende conto di essere coinvolto in un’indagine che riguarda Bulgarella e l’anti riciclaggio, comincia a preoccuparsi e, secondo i carabinieri, lo fa perché “conosce bene lo scenario in cui si muove l’imprenditore catanese”. E così salta fuori l’operazione riferita al complesso dei Monasteri. “Si aprì il conto,… si fece tutti i bonifici… arrivarono sei milioni… Secondo la Banca d’Italia andava segnalato”, è la conversazione dal tono allarmato di Littara con una dipendente della banca.

Giorni dopo il destino dell’istituto, che era ormai segnato, si compie. Littara e il cda vanno a casa. Un anno dopo l’inchiesta della Procura di Firenze dimostra, al di là dei reati che vengono contestati, il trattamento che gli ultimi amministratori hanno “riservato” alla Banca di Cascina. Da una parte l’ex direttore generale che fa e dispone, dall’altra un cda che appare inerme, mentre qualcuno usa l’istituto come un “bancomat” per gli amici.

Ora anche Unicredit chiuderà i rubinetti che forse si apprestava di nuovo ad aprire. E andranno in fumo le residue speranze della banca cascinese di recuperare gli incagli del gruppo Bulgarella il cui futuro, senza i “buoni uffici” dell’amico Littara, è sempre più incerto. E certo non per le conseguenze delle indagini dei carabinieri del Ros.