Un territorio appetibile per il crimine organizzato che cerca investimenti

Dall’edicola di Borgo Stretto sequestrata, all’impresa edile della rotatoria all’Ikea L’allarme scattò nel Cascinese anche per la costruzione del distretto sanitario

PISA. Né questo territorio, né la Toscana possono essere considerate terre di mafia. Ma una cosa è certa: Pisa e la sua provincia - come tante altre località della nostra regione - fanno gola alle organizzazioni criminali che - in più casi - hanno dimostrato di investire qui i loro capitali e di avere qui interessi economici.

Solo negli ultimi due anni - tra il 2014 e il 2015 - la prefettura di Pisa, insieme a quelle di Grosseto e di Massa, ha ricevuto le segnalazioni della Direzione investigativa antimafia (Dia) e fatto saltare con una interdittiva i contratti in essere di tre ditte perché in odore di 'ndrangheta e di camorra.

L'interdittiva è un provvedimento dall'effetto immediato. Appena emesso, toglie all'impresa la certificazione antimafia e blocca la possibilità di partecipare a qualsiasi gara pubblica.

Il caso pisano che è finito nel mirino riguardava una società campana che si era aggiudicata l'appalto del Comune di Pisa per la costruzione della rotatoria dell'Ikea, all'altezza di via di Gargalone in uscita dalla Fi-Pi-Li.

La Dia scoprì che la ditta, già interdetta dalla prefettura di Caserta, era riconducibile ad un imprenditore di Casal di Principe legato al clan camorrista dei Casalesi. L'appalto era del valore di 368mila euro circa ed è stato annullato. Successivamente i lavori sono stati portati a termine in altro modo per non impedire l'accesso allo store dell'Ikea aperto nel 2014.

La Regione Toscana e la Dia firmarono, all’epoca, un protocollo, il primo del genere, che mette a disposizione della Dia due piattaforme informatiche sugli appalti di edilizia pubblica. La Dia potrà vedere quale Comune fa da stazione appaltante, la ditta che si è aggiudicata i lavori, le eventuali ditte in subappalto, l'importo dei lavori, l'eventuale ribasso praticato nell'aggiudicazione della gara.

Risale a non più di due anni fa, un altro episodio, sempre pisano, legato a evidenti infiltrazioni criminali nel tessuto “buono” della città. Nel luglio del 2013 la Direzione investigativa antimafia di Messina sequestrò una casa a Tortorici e le quote sociali di un'attività di edicolante in centro a Pisa a Orlando Galati Giordano, 51 anni, in carcere per scontare una condanna a 20 anni per associazione mafiosa, estorsioni e omicidio. L'edicola, in Borgo Stretto, risultava intestata al figlio Eros Gennarino, ma secondo la Corte d'Assise di Appello di Reggio Calabria era riconducibile al padre che la gestiva con la moglie fino a quando non è entrato in carcere per espiare la pena. Tra edicola e abitazione, la Dia stima in circa 400mila euro il valore dei beni sottoposti a sequestro preventivo finalizzato alla confisca. Episodi - e non sono gli unici, se ne contano almeno quattro nell’arco degli ultimi ventiquattro mesi - che fanno scattare un allarme. Anche sociale: una terra che si considerava immune scopre invece la sua vulnerabilità rispetto alle infiltrazioni della criminalità organizzata.

Silenziosa, nascosta dietro professionisti e persone all'apparenza insospettabili, la criminalità organizzata si interessa, col passare degli anni, sempre di più e fa affari anche nell'apparentemente tranquilla provincia di Pisa. Un rischio, quello delle infiltrazioni criminali, sempre più concreto e molti segnali dicono che la nostra provincia è molto appetibile per le organizzazioni che hanno a disposizione enormi risorse finanziarie e le possono investire rilevando aziende in crisi o che non riescono ad affrontare un ricambio generazionale. Segnali - come quello di questi giorni che ha portato al sequestro di due immobili - che si leggono anche nel territorio di Cascina, dove in passato esplose la vicenda dell'azienda incaricata di realizzare il nuovo distretto sociosanitario dell'Asl nella frazione di Casciavola, al centro di non poche traversie, compreso uno stop forzato del cantiere dopo che l'impresa della Campania era stata segnalata al sindaco di Cascina, Alessio Antonelli, dal prefetto di Pisa come a rischio per quanto riguarda possibili infiltrazioni malavitose. Una vicenda che ha prodotto un ricorso al Tar della Toscana contro la sospensione dei lavori presentato dall'azienda stessa. Il Tar ha annullato ogni atto del Comune condannando pure il ministero dell'Interno al pagamento delle spese di giudizio in favore della società ricorrente. Dopo un controllo effettuato sul cantiere, dopo una relazione della Dia di Firenze, oltre che della prefettura di Napoli, il Comune di Cascina, venuto a sapere che c'era il rischio di tentativi di infiltrazione mafiosa da parte della criminalità organizzata, aveva agito subito. E oggi la stessa azienda è al centro di un altro provvedimento della prefettura di Napoli. Su questa vicenda intervenne, all’epoca dei fatti, anche Renato Scalia, nel ruolo di consigliere della Fondazione Caponnetto e autore del rapporto sulla presenza delle mafie dal titolo "Per una Toscana senza mafie".

Altre situazioni a rischio erano state segnalate. «Le infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici in Toscana - era il pensiero di Scalia - sono un fenomeno importante. Sulle infiltrazioni in Toscana, però, c'è la tendenza a nascondere, invece dobbiamo conoscere. Dobbiamo rendere consapevole l'opinione pubblica di quello che succede».

Ecco la mappa dei beni confiscati realizzata da Confiscati Bene (dati dell'Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati)

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