Clan Facchineri, sequestrati beni per 250mila euro

Nel mirino della Guardia di Finanza un appartamento, un terreno e un’auto

CASCINA. È una notizia che purtroppo non coglie di sorpresa chi da tempo si occupa di criminalità organizzata e delle sue dinamiche. Una notizia - stiamo parlando di un sequestro di beni per 250mila euro - che dimostra come una delle organizzazioni criminali più potenti del Paese, quale è la ’ndrangheta calabrese, stia cercando di infiltrarsi, se non lo ha già fatto, in provincia di Pisa.

Beni per 250mila euro. Sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza nella campagna di Cascina, nel paese di Latignano, beni per un valore di circa 250mila euro. Si tratta di beni, secondo quanto è stato spiegato dagli investigatori, che appartengono a un membro della famiglia calabrese Facchineri, il quale è stato arrestato ormai alcuni mesi fa per fatti che erano avvenuti in Calabria.

Il sequestro. Ieri mattina, nell’ambito di un’operazione denominata Morgeto, i finanzieri del nucleo di polizia tributaria del comando provinciale di Pisa hanno sequestrato un appartamento di sei vani, parti di un altro appartamento, quote di un terreno e un'auto di grossa cilindrata, tutti di proprietà di Rocco Facchineri, il quale insieme alla moglie e ai figli abita in via Pesciule a Latignano.

La misura ablativa è stata eseguita sulla base di una ordinanza di sequestro e confisca emessa - ai sensi dell’articolo 12 sexies del decreto 306 del 1992 - da parte della Corte d’Appello di Reggio Calabria. Il tutto è avvenuto - come si legge in una nota degli investigatori - a «compendio di una pregressa condanna definitiva a carico di uno dei componenti del clan, attualmente detenuto in carcere a Genova».

La procura. A seguito di tale condanna e su delega della Procura generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria, i militari del nucleo di polizia tributaria di Pisa, avendo ravvisato i presupposti normativi che consentono l’avvio del procedimento di prevenzione patrimoniale previsto dall’articolo 12 sexies del decreto 8 giugno 1992, n. 306, hanno iniziato a svolgere una serie di accertamenti.

Le indagini. Secondo le informazioni diffuse dagli investigatori ai mass media, si è trattato di verifiche volte ad acquisire ulteriori elementi al fine di dimostrare la disponibilità di beni dal valore sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati o all’attività economica esercitata, ovvero che costituiscano il frutto di attività illecite.

Il patrimonio. All’esito delle indagini, che hanno portato all’uomo residente a Cascina ed appartenente alla ’ndrina dei Facchineri, è stato rintracciato un consistente quanto ingiustificato patrimonio, composto da unità immobiliari ed auto, frutto - secondo gli inquirenti - delle condotte illecite attribuite all’associazione.A quel punto la Procura generale presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria ha presentato alla Corte d’Appello la proposta di applicare la misura patrimoniale del sequestro finalizzato alla confisca del relativo patrimonio, per un valore di circa 250mila euro. I giudici della Corte d’Appello hanno emesso un decreto di sequestro preventivo e confisca dei beni, delegando il nucleo di polizia tributaria di Pisa che ha dato esecuzione al provvedimento.

L’operazione. Così ieri i militari hanno proceduto al sequestro e confisca di immobili situati nella campagna pisana, di un autoveicolo e quote di un terreno. Nell’accogliere la proposta di sequestro, la Corte d’Appello ha motivato il provvedimento sottolineando da un lato la forte sproporzione tra i redditi dichiarati e il valore dei beni acquisiti; dall’altro il cosiddetto periculum in mora, ossia la possibilità che il condannato oppure soggetti terzi compiano atti di disposizione dei beni, finalizzati a sottrarre gli stessi alla misura di sicurezza patrimoniale.(s.c.)

Ecco la mappa dei beni confiscati realizzata da Confiscati Bene (dati dell'Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati)

©RIPRODUZIONE RISERVATA