«Quando vinsi il festival a Cascine di Buti»

Riccardo Fogli è tornato nuovamente nei luoghi della giovinezza con un concerto all’Oasi al Lago

SANTA MARIA A MONTE. Un bel concerto, che scalda il cuore ai più nostalgici, quello che ieri sera ha visto come protagonista Riccardo Fogli nella splendida tenuta dell’Oasi al Lago a San Donato. La serata era la penultima di una serie di concerti estivi in cui si sono esibiti anche i Dik Dik, Don Backy e Mal e che si concluderà il 21 agosto con Silvia Mezzanotte e con un suggestivo spettacolo pirotecnico.

Riccardo Fogli è nativo di Pontedera e molti suoi ricordi sono legati alla Valdera e a Santa Maria a Monte. «Continuo ad esibirmi per passione – ci dice – per il mio amore assoluto verso la musica. È in questi luoghi che ho mosso i primi passi come musicista, andando a lezione di canto, contrabbasso e basso elettrico dal maestro Santarnecchi. Sono nato a Pontedera e a quindici anni ho lavorato per diciotto mesi alla Piaggio. Mi porto dietro i ricordi di quei momenti ovunque vada, perché spesso mi capita di incontrare i colleghi o i loro parenti in giro per il mondo. A Pontedera giocavo anche nella squadra di tennis da tavolo e con loro nel ’63 siamo arrivati primi al campionato italiano a coppie. Proprio lo stesso anno ho vinto anche il festival di Cascine di Buti».

Qual è la canzone che più le è rimasta nel cuore fra quelle che ha suonato? «“Piccola Katy”. Nel ’66 suonavo con gli Slanders di Piombino e per una magia ci iscrivemmo al festival di Aricia. Arrivammo secondi, ma Teddy Reno aveva un debole per la mia voce e ci procurò due date al Piper di Roma e ben quindici giorni di esibizioni al Piper di Milano. Erano tempi duri, ma di lì a breve Facchinetti e Negrini mi notarono. Decisero di farmi cantare “Piccola Katy” e tutto cambiò: cominciammo a crescere e a fare parecchia musica dal vivo».

Un consiglio per chi vuole diventare un musicista oggi? «Amare con passione ciò che si fa e lasciarsi coinvolgere. Provare stili diversi, scrivere e condividere l’esperienza con gli amici. L’unione, in questo caso, fa la forza».

Scrive ancora? Sta lavorando ad un disco al momento? «Certo. Sono pieno di parole che si rincorrono. Le mie canzoni esprimono le emozioni di un ragazzo di sessantasette anni che è ancora pieno di musica. Se produrre è facile, ci sono alcune difficoltà nella distribuzione. Per questo non uscirà ancora nessun nuovo disco. Ma non ho fretta, posso aspettare e continuare a scrivere e suonare i vecchi successi».

Elena Battaglia

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