Passato l’incubo meningite, Marco torna a sorridere alla vita

Marco Giacomelli in ospedale

Lo studente del Pesenti, 18 anni, verrà dimesso dal reparto di malattie infettive nei prossimi giorni. «Sapevo che stavo rischiando di morire in ogni momento. Sono stati decisivi medici, genitori e amici»

CASCINA. Era stato un weekend all’insegna della spensieratezza e del divertimento ma si è rivelato un incubo che ha portato alla profilassi per almeno cento persone e che ha abbracciato scuole, palestre, discoteche, due province. Cure e trattamenti per evitare quella meningite che Marco Giacomelli, 18 anni, studente del Pesenti di Cascina (quinta F indirizzo sportivo), “il paziente 0” può dire di aver sconfitto a distanza di quasi un mese dal ricovero a Cisanello.

«Forse domani mi dimettono - racconta - e lo spero proprio perché ho tanta voglia di riprendermi la mia vita e tornare a sorridere. Sono nel reparto di malattie infettive da quasi un mese e inizio a non poterne più. I medici e gli infermieri sono stati fantastici, devo ringraziarli». Come lo fanno i genitori del ragazzo, Andrea e Roberta Giacomelli che in una mail dal titolo “buona sanità” ripercorrono il calvario del figlio; dal viaggio al pronto soccorso al ricovero in terapia intensiva. Fino al campanello d’allarme, quel «particolare a volte anche insignificante» che ha permesso agli specialisti di distinguere immediatamente un’influenza (nel picco massimo stagionale) da una meningite di tipo C. Insomma, ogni tassello si è posizionato al posto giusto in questa storia.

In rianimazione. «Non ci giro troppo intorno - racconta Marco Giacomelli - se i dottori non avessero subito capito che ero affetto da meningite e se non fossi arrivato al pronto soccorso non starei raccontando questa storia. Sarei morto. Se ho avuto paura? Non lo so, credo di si anche se non ho mai realizzato con certezza quello che mi stava accadendo. Sono stato sempre cosciente, anche in rianimazione. Sapevo che rischiavo grosso ma sentivo anche che sarebbe andata bene. Ero fiducioso, sereno anche se stavo male. Forse perché non mi sono sentito mai solo e tanti amici, i parenti , i genitori e i medici mi hanno aiutato».

Quel weekend. Due giorni di divertimento. Venerdì 30 gennaio sulla pista della discoteca Boccaccio e il giorno dopo, il sabato, il viaggio verso Firenze, allo Yab. «Era in auto con due amici - racconta Marco - uno mio compagno di scuola e un altro che frequenta l’università. Siamo andati e tornati; una serata di divertimento come le altre». Invece, passano i giorni e qualcosa inizia ad andare storto, Marco Giacomelli non si sente bene.

Il ricovero. «Credevo fosse influenza. Ero scuola e mi sentivo debole - racconta - allora sono uscito e sono andato a casa per riposarmi». La notte va pure peggio perché la febbre sale e le forze se ne vanno, svaniscono. «Credo fosse la notte tra il giovedì e il venerdì - continua Giacomelli - fatto sta che ho chiamato i miei genitori perché non riuscivo a rimanere in piedi. Non tanto per la febbre, che era salita sopra i trentanove gradi, quando perché avevo i piedi gonfi, senza forza»

Si decide per la corsa in ospedale. «Avrei tanto voluto andare in auto con i miei genitori al pronto soccorso - continua il ragazzo - ma non sono riuscito neppure ad alzarmi dal letto. È servita la telefonata al 118 e la corsa a Cisanello».

Il finale. Il resto è storia: la visita al pronto soccorso, la diagnosi di meningite , il ricovero in rianimazione, il rischio di morire, la ripresa, il trasferimento in un altro reparto. E la profilassi per decine e decine di persone, migliaia. «Mi spiace per loro - continua il ragazzo - non avrei voluto causare questo problema ma è andata così. E per fortuna è andata bene. Se posso aver contratto la meningite in discoteca? I medici non lo escludono ma in realtà mi hanno spiegato che è difficile poterlo dire. Addirittura potrebbe essere stata generata dal mio stesso corpo. Mi hanno detto comunque che non si tratta dello stesso ceppo di meningite che ha colpito in altre zone della Toscana di recente. In realtà, non mi interessa molto. Ora, voglio solo riprendere il filo della mia vita. Esattamente da dove si era interrotto ad inizio febbraio».