Quelle verità contrastanti sull’eccidio del Duomo

Nuove polemiche dopo la testimonianza raccolta in consiglio comunale Carlo Giglioli: «La balistica smentisce quella tesi». Presto un nuovo libro

SAN MINIATO. C’era da aspettarselo. La testimonianza inedita di Giorgio Corsi, scampato alla strage del duomo, ha immediatamente riacceso la miccia di uno scontro lungo 70 anni. A sollevare dubbi sulla nuova testimonianza, raccolta venerdì in sala consiliare, è Carlo Giglioli di Isola, da sempre scettico verso la tesi del proiettile americano, che rivela di essere alle prese con la stesura di un nuovo libro sulla strage. «Un lavoro – annuncia - che si avvarrà anche della collaborazione del professor Paolo Pezzino dell’Università di Pisa».

La testimonianza. Invitato a San Miniato nell’ambito delle celebrazioni per i 70 anni dalla liberazione, il pratese Giorgio Corsi, all’epoca 14enne, sfollato a San Miniato con la famiglia, ha ripercorso i passaggi di quel 22 luglio ’44, con la popolazione ammassata in piazza del Duomo e poi fatta confluire in chiesa proprio a causa del cannoneggiamento. Due giorni dopo, lo stesso Corsi avrebbe preso parte ad un sopralluogo, «nel quale fu subito chiaro – ha raccontato – che doveva trattarsi di un proiettile entrato da una finestra».

Le critiche. «In realtà – contesta Giglioli – la tesi è confutata prima di tutto a livello balistico. Gli americani sparavano dalla postazione nei pressi di Bucciano: per entrare dal semirosone del transetto destro, il proiettile avrebbe dovuto descrivere una traiettoria praticamente impossibile». Ma il centro della questione sta soprattutto nella decisione del comando tedesco di ammassare la popolazione dentro la cattedrale. «Se volevano mettere al sicuro i civili, o evitare che intralciassero le operazioni militari – afferma Giglioli – potevano benissimo lasciarli nei rifugi sicuri, da cui invece furono fatti uscire. Non si capisce, inoltre, come mai la testimonianza del canonico Giannoni, che raccontò di aver visto entrare il proiettile, sia uscita fuori solo nel ’54. Anche la famosa comunicazione che i partigiani inviarono agli Alleati, considerata come prova principe, si limita a dire che “qualcuno” ha colpito la chiesa». La ricostruzione, secondo Giglioli, contrasta con la maggior parte delle testimonianze: «Fra i sopravvissuti – dice – non ce n’è uno che abbia visto entrare il proiettile. In molti, al contrario, parlando di uno scoppio dal basso, nei pressi dell’altare, come dimostrano le numerose ferite alle gambe. In molti, poi, concordano sul fatto che nessun prelato si trovava in cattedrale al momento dello scoppio».

L’altra verità. Diametralmente opposta, invece, la reazione che la testimonianza di Corsi ha suscitato nel sanminiatese Giuseppe Chelli: «La convergenza di testimonianze, a distanza di tanti anni – afferma Chelli - tra persone mai incontratesi, non può che convincere seriamente tutti che il tempo della condivisione dell’unica verità accertata è già scaduto». Lo stesso Chelli, recentemente, ha promosso la realizzazione di un video dedicato ai giorni del passaggio del fronte. Il filmato, dal titolo “Il Silenzio delle Cicale”, è già stato proiettato a San Miniato Basso e durante il Palio di San Rocco. In vista della nuova proiezione prevista per la Mostra mercato del Tartufo, sono stati avviati i contatti per aggiungere alle riprese anche le parole di Giorgio Corsi.