Un nuovo autodromo? Che coraggio...

Le perplessità di Paolo Poli (Ferrari), ad del Mugello, sul progetto di Pontedera. «Sconsiglierei un amico imprenditore»

INVIATO A SCARPERIA. Si è concluso da quasi tre ore il Gran Premio d’Italia di motociclismo, una delle più belle gare degli ultimi anni nel panorama dei bolidi a due ruote, e Paolo Poli, manager Ferrari e amministratore delegato della “Mugello Circuit Spa”, la società della casa di Maranello che è proprietaria dell’autodromo toscano, è seduto sul divano, ovviamente rosso, del suo ufficio a cullare il proprio ennesimo successo internazionale. Nella tre giorni della vetrina mondiale della MotoGp il circuito di Scarperia ha infatti richiamato la bellezza di 111mila spettatori e tutto è filato liscio, sia tra il pubblico, compresa la gestione controllata dell’invasione di pista dopo il termine dell’appassionante gara, che in pista, con il Mugello che ancora una volta si è dimostrato ad altissimi livelli in termini di professionalità e competenza per quanto riguarda la sicurezza.

Da Scarperia, sede dell’impianto del Mugello, a Pontedera ci sono meno di cento chilometri, 93 per la precisione, e a Poli è lecito chiedere se, secondo lui, esistono i margini per un secondo autodromo in Toscana e come giudica l’ipotesi progettuale secondo cui la città della Vespa e della Piaggio ospiterà in futuro una pista per attività automobilistica agonistica con annesso un maxi complesso turistico. Poli, la persona di fiducia che Luca Cordero di Montezemolo ha voluto alla guida del Mugello, esprime non pochi dubbi e perplessità circa le reali potenzialità che un progetto di questo tipo ha e avrà per Pontedere e il comprensorio.

«Premetto – afferma Poli – che non conosco approfonditamente il progetto di Pontedera, per il quale penso esista un business-plan, ma ciò che mi sento di dire sulla base della mia esperienza qui al Mugello è che il mercato degli autodromi in Italia è saturo. Sopravvivono solamente gli impianti di altissimo livello in grado di fare numeri importanti, sia dal punto di vista del pubblico che delle manifestazioni ospitate».

«Non voglio assolutamente scoraggiare la libera imprenditoria – continua l’amministratore delegato della “Mugello Circuit Spa” – ma se è vero che il progetto di Pontedera non è supportato economicamente dal pubblico ma è esclusivamente frutto del denaro messo a disposizione da privati, ad un amico imprenditore sconsiglierei vivamente di intraprendere questa avventura. È difficile competere per noi, che negli ultimi vent’anni, con investimenti colossali, abbiamo acquisito una certa visibilità internazionale, figuriamoci per un autodromo che parte da zero, senza esperienza e senza uno staff rodato. Ripeto: non intendo demotivare nessuno, ma mi dispiacerebbe vedere un imprenditore che getta via i propri soldi oppure un territorio che non ha i ritorni che si aspettava».

L’analisi di Poli parte essenzialmente da un dato certo: la crisi e il minor giro di denaro circolante fanno sì che negli ultimi anni si sia registrato un sensibile calo sia di spettatori che di piloti dilettanti. Oggi il Mugello può contare su ben 250 giorni di attività all’anno, tra gare, prove e raduni. Un bel giro, che però il circuito toscano si è conquistato in decenni di impegno e investimenti economici di grandi proporzioni, soprattutto da quando la Ferrari ha acquisito la proprietà.

«Attualmente – rivela lo stesso Paolo Poli – i costi di gestone di un autodromo sono altissimi. Oltre alle spese legate all’investimento iniziale, ci sono quelle per il mantenimento e la manutenzione del tracciato e delle infrastrutture. Inoltre, sono elevatissimi anche i costi per poter garantire in ogni momento la massima sicurezza, per piloti e pubblico. Sotto questo profilo, ogni anno viene riconosciuto al Mugello di essere un autodromo all’avanguardia per il personale altamente qualificato in dotazione».

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