Camera, via libera alla fiducia con 321 sì. 259 i no e 26 gli astenuti. Conte: “Provo disagio per questa crisi”. Zingaretti: “Ottimo risultato”

Il Premier: «Questo Paese merita un governo coeso per portarlo fuori dalla pandemia»

Via libera della Camera dei Deputati alla fiducia al governo. Dopo il suo interevento in Aula il premier Giuseppe Conte a fine serata incassa 321 sì, contro 259 voti contrari. 26, invece gli astenuti. Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti con un tweet commenta: «Ottimo! Maggioranza assoluta alla Camera. Un fatto politico molto importante. Ora avanti per il bene dell’Italia!». Insomma, dopo una unga giornata di “passione” l’asticella consegna al premier la maggioranza assoluta. Domani la prova più difficile quella dell’aula di Palazzo Madama.  Lo sa bene Giuseppe Conte, che prima di entrare a palazzo Chigi stamattina si è detto «fiducioso nei parlamentari e nel Paese», e lo sanno bene i “responsabili” che in queste ore cercano di salvare il governo in ogni modo. Non tanto a Montecitorio, dove i numeri sono più agevoli, quanto piuttosto a Palazzo Madama dove per l’autosufficienza servono almeno 158 senatori. 

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L’intervento a Montecitorio

Alle 12 e 13  quando Giuseppe Conte si presenta in Aula e prende la parola, Montecitorio (nonostante il Covid) è quasi al completo. Il capo del governo cita subito la sua prima data di insediamento:  9 settembre del 2019. E lo fa per ricordare i cardini della sua azione: la rispondenza alla costituzione e lo spirito europeista dall’azione di governo. Ora dice Conte, ancora oggi, «quel progetto ci dice che c’era una visione, un chiaro investimento di fiducia». Poi all’inizio del 2020, «l’uragano della pandemia» ci ha spinto ad affrontare «una sfida epocale», chiarisce Giuseppe Conte, e «in questi mesi così drammatici questa maggioranza ha dimostrato grande responsabilità, anche nei passaggi più critici». Dopo 7 minuti arriva il primo applauso dall’emiciclo.

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 Conte riprende: «Mi sono sempre adoperato per un’ampia azione riformatrice», cita gli interventi fatti in materia economica per uscire dalla crisi pandemica, «dagli scostamenti di bilancio, ai ristori», per chi  aveva (e ha) perduto il reddito, poi arriva al merito della crisi. Quella crisi politica, di maggioranza, che si è aperta dopo il ritiro da parte di Italia Viva della delegazione di governo. «In questi mesi – dice Conte – è stato fondamentale il senso di responsabilità, anche delle forze di opposizione, (a loro si rivolge con lo sguardo) e bisogna darvene atto, ma oggi alcuni, con attacchi mediatici anche scomposti hanno anticipato di volersi smarcare da questo governo si è aperta una crisi che oggi qui,  in questa sede, deve trovare un chiarimento. Una crisi che avviene in una fase cruciale del nostro Paese con la pandemia in pieno corso». 

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Le ragioni della crisi

Sono qui, sottolinea Conte – oggi non per annunciare nuove misure di sostegno o per bozza ultima del Recovery plan ma per provare a spiegare una crisi in cui non solo i cittadini ma io stesso non trovo alcun plausibile fondamento». Una crisi politica in questa fase? Si chiede retoricamente il premier, «No». «Questa crisi - dice Conte – ha prodotto profondo sgomento nel Paese e rischia di produrre danni notevoli. Questo Paese merita una governo coeso per portarlo fuori dalla pandemia».

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L’appello ai volenterosi

Quindi, Conte riserva il passaggio più squisitamente politico dei 56 minuti di discorso alla legge elettorale: «Serve "una convergenza" in Parlamento per andare avanti con le riforme. Il governo si impegnerà a promuovere una riforma elettorale di impianto proporzionale quanto più possibile condivisa, trattandosi di una riforma di sistema». Mai in tutto il suo intervento il capo del governo cita Matteo Renzi e tantomeno lo fa quando si rivolge al Parlamento per cercare quei «volenterosi che si vogliono mettere al centro del Paese»: «Questa alleanza può già contare su una solida base di dialogo alimentata da M5s, Pd, Leu, che sta mostrando la saldezza del suo ancoraggio e l'ampiezza del suo respiro. Sarebbe un arricchimento di questa alleanza poter acquisire contributo politico di formazioni che si collocano nella piu' alta tradizione europeista: liberale, popolare, socialista».

(fonte: La Stampa)