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Pistoia, salvata dall’inferno delle nozze combinate e dalle violenze del suo marito-padrone

Ragazza segregata in casa per mesi: poteva uscire solo accompagnata da suoceri e cognati e indossando il velo 

PISTOIA. Il matrimonio lo avevano combinato le loro due famiglie. Ed era stato celebrato telefonicamente tre anni prima che lei fosse spedita in Italia per raggiungere quel marito che aveva conosciuto anni prima in patria, quando entrambi erano ancora dei ragazzini, prima che si trasferisse nel nostro paese. Già quando era ancora in Pakistan, costretta a smettere di studiare – tanto non le sarebbe servito a nulla nel prossimo futuro, le avevano detto – aveva avuto un assaggio della vita che l’aspettava, ma quando, nel settembre 2021, era arrivata nella sua nuova casa, in una cittadina della Piana pistoiese, per la giovane sposa era iniziato l’incubo vero e proprio. Fin dal primo giorno. Botte, minacce e offese continue da parte di quel giovane che avrebbe dovuto amarla e che invece la considerava una sua proprietà. Costringendola a soddisfare i sui desideri anche quando lei non voleva, permettendole di uscire di casa solo se in compagnia sua o dei propri familiari e rigorosamente con il volto coperto dal velo. Una vita da fantasma visto che nessuno sapeva che lei si trovava in quell’abitazione: il passaporto le era stato tolto e rinchiuso in un cassetto, e quando alla porta d’ingresso suonava qualcuno di inatteso, veniva mandata di corsa a nascondersi sotto il letto di camera.

Una prigione da cui la ragazza, 24 anni, è riuscita a fuggire, dopo mesi di sofferenza e di pensieri di morte, grazie ai carabinieri e all’aiuto di un connazionale mai visto in vita sua e conosciuto anni fa e soltanto su Facebook. Era il 26 gennaio scorso quando i militari della locale stazione dell’Arma si erano presentati alla porta della sua prigione riuscendo a portarla via di lì con uno stratagemma quella ragazza che non parlava una parola di italiano, per poi affidarla ai servizi sociali e farla inserire in una struttura protetta in un luogo segreto.


L’altra mattina, per il marito padrone (un operaio di 22 anni) e per i suoceri (49 e 48 anni) – accusati di maltrattamenti in famiglia in concorso – sono scattate le misure cautelari disposte dal gip del tribunale di Pistoia: divieto di avvicinamento alla ragazza e ai luoghi da lei frequentati e divieto di comunicare con lei in qualunque modo.

Adesso, probabilmente, la giovane pakistana dovrà rifarsi una vita nel nostro paese con una nuova identità. Il suo terrore, infatti, come ha confidato ai carabinieri che l’hanno salvata, è quello di fare la fine di Saman, la sua connazionale 18enne sparita nel nulla a Reggio Emilia dopo essersi ribellata alla famiglia che voleva obbligarla a un matrimonio combinato. Un terrore motivato dato che la madre (l’unica con cui ha mantenuto un contatto telefonico), le ha fatto sapere che non potrà più tornare in Pakistan e di stare anche molto attenta qui in Italia: gli zii del marito hanno giurato che la uccideranno qualora riuscissero a trovarla.

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