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Operaio morì dopo una caduta nel vivaio, Mati Piante citata come responsabile civile

I filari di pini in vaso fra cui Rrahishta Sokol stava lavorando la mattina del 12 marzo 2019

Al via l’udienza preliminare: accusati di omicidio colposo il legale rappresentante dell’azienda e i due preposti alla sicurezza

PISTOIA. Salito su quell’alta scala a tre piedi, stava tentando di fissare nuovamente con dei tiranti un albero di pino in vaso caduto a causa del vento la sera prima. Ed era stato in quel momento che aveva perso l’equilibrio, precipitando a terra. Era la mattina del 12 marzo 2019. Troppo gravi le lesioni alla testa patite nella caduta. Rrahishta Sokol, operaio 45enne di origine albanese, era spirato il giorno successivo nel reparto di rianimazione dell’ospedale fiorentino di Careggi. Teatro del tragico infortunio sul lavoro, il vivaio di via del Pancone dell’azienda agricola “Piante Mati”.

Ieri mattina, davanti al gup del tribunale di Pistoia, ha preso il via l’udienza preliminare. Con l’accusa di omicidio colposo, la procura ha chiesto il rinvio a giudizio di tre persone: Paolo Mati, 53 anni, in qualità di datore di lavoro, e i due preposti di fatto alla sovrintendenza dei lavori, David Mochi, 42 anni, e Andrea Gagnarli, 38 anni, entrambi residenti a Pistoia.


Il giudice ha accolto la richiesta di costituzione come parti civili della moglie e della figlia della vittima, nonché la richiesta avanzata dal loro avvocato, Michele Nigro, di citare come responsabile civile per il reato contestato ai tre imputati l’azienda nell’eventuale processo: in caso di condanna, la “Piante Mati” dovrà risarcire il danno in solido con loro. Per quanto riguarda Mochi e Gagnarli, sempre su richiesta dell’avvocato Nigro, il gup ha citato come responsabile civile anche la società cooperativa “Giardineria Italiana” di Agliana, di cui i due, all’epoca, erano dipendenti.

L’udienza è stata quindi rinviata per dare modo alle due aziende di costituirsi nel procedimento.

Secondo il pm Luigi Boccia, titolare dell’inchiesta, le responsabilità dei tre imputati deriverebbe dalla violazione delle normative di sicurezza sui luoghi di lavoro. In sostanza, sotto accusa c’è quella scala su cui il 45enne operaio – da circa 15 anni dipendente della Piante Mati – era salito per legare l’albero di pino: una scala alta tre metri e mezzo (laddove l’altezza massima prevista nel documento di valutazione dei rischi era di 2 metri) e in condizioni di manutenzione non idonee a garantire un lavoro in sicurezza. Oltretutto utilizzata per un lavoro per il quale – essendo il cavo metallico a cui collegare i tiranti legati all’albero a un’altezza di 4 metri e 15 centimetri – lo stesso documento di valutazione dei rischi prevedeva l’impiego del cestello elevatore in dotazione all’azienda.

La tragica morte di Rrahishta Sokol aveva scosso profondamente la famiglia Mati, in quanto, come detto, da ben 15 anni l’operaio, nativo di Scutari, lavorava in azienda: «Uno dei migliori collaboratori che questa azienda ha avuto in 110 anni di storia» sottolinearono i titolari dell’attività.

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