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Pistoia, 21enne morì con l’auto nel burrone: chi sono i due tecnici della Provincia a processo

Il recupero dell’auto su cui viaggiava Lorenzo Cellai, sulla Provinciale 34 tra Calamecca e Crespole

Il Gup ha rinviato a giudizio per omicidio stradale un dirigente e un dipendente. L’ente sarà anche responsabile civile

PISTOIA. Si farà il processo per la tragica morte di Lorenzo Cellai, il ragazzo di 21 anni abitante a Montecatini morto nella sua auto finita nel burrone lungo la strada provinciale 34, tra Calamecca e Crespole, nella notte tra il 4 e il 5 agosto 2017.

A dover rispondere di omicidio stradale saranno Renato Ferretti, 64 anni, e Giacomo Balleri, 47, all’epoca dei fatti rispettivamente dirigente responsabile della viabilità provinciale e tecnico titolare della delega al settore viabilità della montagna pistoiese. La prima udienza è stata fissata al prossimo 12 ottobre davanti al giudice monocratico Stefano Billet.

Questo l’esito della udienza preliminare svoltasi ieri mattina in tribunale. Il giudice Alessandro Azzaroli ha quindi accolto la richiesta della procura (ieri rappresentata in aula dalla pm Luisa Serranti) per un rinvio a giudizio dei due tecnici. Secondo la ricostruzione della procura, sarebbero state decisive per la tragica fine di Lorenzo Cellai le condizioni in cui si trovava quel tratto della Provinciale 34, in corrispondenza della curva a gomito in cui l’auto del ragazzo era uscita di strada, facendo poi un volo di una trentina di metri. In quel punto il guard rail si interrompeva per una decina di metri, per lasciare posto ad una piazzola utilizzata per facilitare lo scambio tra le auto dirette in sensi opposti. Niente catarifrangenti, quindi, per guidare l’attenzione di un automobilista che transitasse durante la notte. E anche la striscia bianca di mezzeria, in quel punto, risultava cancellata dal tempo. Di conseguenza, sempre secondo la ricostruzione della procura, il giovane, che stava viaggiando in piena notte, era stato ingannato dalla mancanza di segnalazioni, finendo con il tagliare la curva e precipitare nel burrone sottostante.

Ad insistere sulle condizioni di manutenzione della segnaletica della Provinciale 34 sono state in particolare le parti civili, cioè la madre e la nonna della vittima, rappresentate dall’avvocato Claudio Del Rosso. Nel 2019 erano state loro a depositare una memoria difensiva con una relazione tecnica che aveva convinto il gip del tribunale a respingere la richiesta di archiviazione della vicenda inizialmente presentata dalla procura.

Ma che in quel tratto di strada le segnalazioni fossero carenti lo attesta anche un esposto cautelativo depositato dall’allora presidente della Provincia Rinaldo Vanni e agli atti del processo, documento in cui l’amministratore lamenta, per il suo ente, l’impossibilità di intervenire in modo adeguato a causa della carenza di risorse finanziarie prodotte dalla riforma delle Province.

Le difese dei due imputati (avvocati Fausto Malucchi e Arianna Ballati) hanno invece sottolineato la mancanza di elementi che possano consentire di escludere altre cause per la morte di Cellai, come un improvviso malore del ragazzo o il malfunzionamento dell’auto su cui viaggiava. Le difese hanno messo in evidenza, tra l’altro, che il cadavere all’epoca non fu sottoposto ad una autopsia.

Il giudice Azzaroli, oltre al rinvio a giudizio per i due tecnici, ha anche confermato la citazione della Provincia come responsabile civile nel processo. In caso di condanna degli imputati, quindi, l’ente di piazza San Leone sarà chiamato a risarcire i danni in solido con loro. L’avvocato della Provincia aveva invece chiesto l’estromissione dell’ente dal processo.

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