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Pistoia, il medico no-vax ora punta a uno sconto di pena. Ma l'inchiesta va avanti: 69 gli indagati

Federico Calvani (a destra) lascia il tribunale assieme al suo avvocato Stefano Panconesi

Vaccinazioni simulate, accolta dal gip la richiesta di rito abbreviato. Asl, ministero e Ordine professionale parti civili nel processo 

PISTOIA. Ministero della Salute, Asl Toscana centro e Ordine dei medici di Pistoia saranno parti civili nel processo nei confronti di Federico Calvani, l’ormai ex medico di famiglia della Montagna pistoiese che si trova agli arresti domiciliari dal 31 dicembre scorso per aver fatto ottenere illegalmente il Green pass a decine di persone attraverso vaccinazioni simulate.

Ieri mattina, in tribunale, i rispettivi avvocati hanno depositato gli atti di costituzione nelle mani del giudice delle indagini preliminari, che ha accolto la richiesta di rito abbreviato presentata dal difensore dell’imputato dopo la decisione della procura di procedere con il giudizio immediato a fronte di prove ritenute evidenti.


Il gip ha rinviato l’udienza al 27 giugno per l’inizio del processo.

Le accuse contestate al medico (sospeso dall’ordine)sono quelle di falsità, truffa al sistema sanitario nazionale, peculato e omissione di atti d’ufficio. Tra gli 81 capi d’accusa nei suoi confronti ve ne sono anche due per il reato di corruzione. La procura contesta al medico di aver intascato 50 euro in un’occasione e 40 in un’altra da tre pazienti mai vaccinati dei quali aveva inserito i dati nella piattaforma regionale per il rilascio dei Green pass.

Di fronte alla gravità dei reati contestati, l’avvocato difensore del medico no-vax, Stefano Panconesi, ha deciso di chiedere un rito alternativo, che consentirà al suo assistito di beneficiare di uno sconto sulla pena.

Come accennato, nella persona del presidente Beppino Montalti, l’Ordine dei medci e degli odontoiatri della provincia di Pistoia si è costituito parte civile per il danno d’immagine patito. «Il dottor Calvani, con la sua condotta – spiega l’avvocato Andrea Niccolai, che rappresenta l’Ordine – ha innanzitutto violato una serie inenarrabile di regole deonteologiche. E poi ha indubbiamente ostacolato la campagna vaccinale che l’Ordine ha intensamente sostenuto, mettendo inoltre in pericolo la salute pubblica consentendo a soggetti non vaccinati di accedere alle strutture per le quali era obbligatorio il Green pass. Quindi c’è un danno d’immagine subito dall’intera classe medica e un danno alla campagna vaccinale. Sul piano risarcitorio il presidente Montalti ha già anticipato che le somme liquidate saranno devolute a scopi umanitari, benefici».

Legate al danno d’immagine anche la costituzione di parte civile del ministero della Salute. Così come quella dell’Asl Toscana centro, che rivendica però anche un danno patrimoniale.

«Danno sicuramente derivante dal fatto che al medico sono state pagate delle prestazioni che ad oggi sembrerebbe che non siano state effettuate e anche al disservizio generale che si è venuto a creare – spiega la legale dell’Asl Paola Bertoncini – Oltre che alle dosi di vaccino che sono state distrutte invece che somministrate».

PROCURA ANCORA AL LAVORO: SONO 69 GLI INDAGATI PER I GREEN PASS OTTENUTI ILLEGALMENTE

Non sono ancora state formalmente chiuse le indagini per individuare coloro che, grazie al 66enne medico pistoiese, hanno ottenuto il Green pass senza vaccinarsi. Sono 69 al momento le persone indagate per falsità ideologica in concorso, comprese le 18 fin dall’inizio identificate attraverso le intercettazioni telefoniche e ambientali e alle telecamere spia piazzate dagli investigatori dei carabinieri nell’ambulatorio dell’ospedale Pacini di San Marcello in cui Calvani riceveva i suoi pazienti e anche tutti coloro che, grazie al passa parola negli ambienti no vax, arrivavano da lui anche da fuori provincia per avere il Green pass senza vaccinarsi.

Secondo la procura, probabilmente, si tratta di un numero maggiore dei 69 indagati, forse fra i cento e i trecento. Tuttavia l’obiettivo di identificarli tutti e di avere, soprattutto, la prova certa della loro mancata vaccinazione sembra ormai irraggiungibile dato che neppure il medico è stato in grado, in mancanza di un elenco scritto, di ricordarsi a quali delle persone da lui inserite nella banca dati Asl come vaccinate avesse realmente somministrato il vaccino anti-Covid.

Tanto più che si trattava di persone per lo più a lui stesso sconosciute, perché molti non erano assistiti da lui in qualità di medico di famiglia ma erano arrivati nel suo ambulatorio sulla montagna pistoiese anche da fuori provincia (Prato, Lucca, Pisa). E d’altro canto, con la scomparsa degli anticorpi che si verifica nell’arco di pochi mesi, anche il raggiungimento della prova dell’avvenuta vaccinazione attraverso l’esame del sangue è ormai impossibile. I 69 indagati (per altri 7, scagionati dallo stesso medico, si profila l’archiviazione) rischiano una pena da uno a sei anni di reclusione.

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