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Fondazione Marini, è guerra sul nuovo statuto

Marzo 2020: la chiusura del museo Marini

Il Comune di Pistoia impugna la decisione di dicembre del consiglio di amministrazione: «Viola la volontà della vedova dell’artista»

PISTOIA. Anche il Comune di Pistoia ha deciso di impugnare la delibera della Fondazione Marino Marini del 15 dicembre scorso, quella che esclude dal consiglio di amministrazione dell’ente il sindaco e i rappresentanti della Sovrintendenza ai beni archeologici e artistici e della banca cittadina, l’ex Caripit ora Intesa Sanpaolo. L’impugnazione avviene di fronte al prefetto di Pistoia, che ha il compito di vigilare sulle Fondazioni come è la Marino Marini. Gli altri due esclusi dalla clamorosa decisione del cda guidato dall’avvocato Carlo Carnesecchi, vale a dire il sovrintendente Andrea Pessina e il notaio Antonio Marrese (nominato da Intesa Sanpaolo) hanno già conferito l’incarico per l’impugnazione ad un legale fiorentino, Gaetano Viciconte. Il Comune di Pistoia ha deciso di aggiungersi all’iniziativa, realizzando così un’unica impugnazione di tutti i membri cosiddetti “pubblici” del consiglio di amministrazione.

Il Comune di Pistoia si oppone al nuovo statuto perché l’esclusione dei rappresentanti “pubblici” è considerata contraria alla volontà espressa della fondatrice, cioè Mercedes Pedrazzini, la vedova del grande artista, che volle espressamente lasciare ai pistoiesi parte delle opere del marito. Inoltre nello scontro che dura da ormai più di due anni tra la città e i vertici della Fondazione Marini è in ballo – come riconosce la stessa determina dirigenziale di nomina dell’avvocato – «il patrimonio culturale della città».


Risalgono al 2019 i primi tentativi della Fondazione, all’epoca guidata da Paolo Pedrazzini, un cugino della vedova Marini, di depotenziare il museo pistoiese dedicato al grande scultore. Museo che dal marzo 2020 è chiuso, mentre i dipendenti della Fondazione sono stati licenziati. Nel frattempo al posto di Paolo Pedrazzini (su sua designazione) è arrivato Carlo Carnacini, ma la linea su cui continua a muoversi la Fondazione non appare affatto modificata.

Pur di fronte ad una evidente ostilità dei membri “privati” del cda (che oltre che da Carnacini è composto da Barbara Cinelli, Silvia Evangelisti e Loraine Ricklin Pedrazzini), il Comune di Pistoia ha cercato di trovare forme di collaborazione, offrendo la propria disponibilità a riaprire il museo e chiedendo alla Fondazione le opere di Marini in comodato d’uso. Un progetto che sta andando avanti lentamente e con molta fatica: il Comune adesso è impegnato in lavori per l’adeguamento antincendio della sede di Palazzo del Tau.

Ma a fronte di questa disponibilità, la Fondazione sta cercando di cancellare il vincolo di pertinenza (stabilito dalla stessa Sovrintendenza) delle opere di Marini con la città di Pistoia: perso il ricorso al Tar nel febbraio scorso, ha bussato anche al Consiglio di stato. E, il 15 dicembre, ha convocato la riunione del cda in tempi stretti e senza fornire chiarimenti sull’oggetto della discussione, come viceversa avevano chiesto i tre membri “pubblici”, solo per stravolgere l’originario statuto della Fondazione. Con queste premesse, il prosieguo della collaborazione tra la Fondazione stessa e il Comune appare davvero appeso ad un filo.

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