Il marito morì per amianto, dieci anni dopo la vedova ottiene il risarcimento dall'Inail

In primo grado il tribunale di Pistoia aveva respinto la richiesta della donna. Decisivo il ricorso in appello presentato dall'avvocato Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio nazionale amianto

PISTOIA. Emilio Corbo era  un autotrasportatore originario di Pistoia. Morì nel 2012, a 62 anni, di mesotelioma, la forma di tumore legata all'esposizione all'amianto. Dieci anni dopo la vedova, Susanna Vannucci, ha finalmente ottenuto il diritto a riscuotere l'indennità dall'Inail, che inizialmente gliela aveva negata.

A imprimere una svolta alla vicenda sono stati i giudici della Corte di Appello di Firenze, che hanno accolto il ricorso presentato dall'avvocato Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto, contro la sentenza di primo grado del Tribunale di Pistoia che aveva respinto la richiesta di indennità all'Inail di Susanna Vannucci. L'Inail è stata condannata al risarcimento della moglie, che riceverà 240mila euro di arretrati e una rendita mensile di 1.800. 

Nel luglio del 2013 la donna, rimasta vedova con un figlio, Niklas, all'epoca 28enne, aveva fatto domanda amministrativa all'Inail. La richiesta fu respinta con la motivazione dell'assenza del nesso causale tra l'attività del coniuge e il mesotelioma. L'istituto aveva addirittura ipotizzato che le fibre inalate dall'autotrasportatore, che hanno causato la malattia, potessero essere state respirate nella sua abitazione dove era presente una stufa le cui tubature erano in asbesto. Invece i familiari di Corbo hanno sempre sostenuto che le fibre di amianto erano state prodotte da alcune componenti meccaniche dei mezzi che l'uomo guidava, come i ferodi dei freni, e dai guanti in amianto che usava per eseguire le riparazioni.