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Frodi al fisco, arresti e denunce fra Prato e Pistoia

Un’auto della Guardia di finanza (Foto d’archivio)

Arrestati due professionisti (di Prato e Campi Bisenzio) e un imprenditore cinese Fra le “menti” anche un contabile di Pistoia


PISTOIA. Per la procura di Firenze erano degli specialisti dell'evasione delle tasse. Grazie anche alla consulenza di un esperto contabile di Pistoia, Nello Masiani, di 60 anni, sarebbero stati in grado di elaborare e fornire ai loro clienti, tutti imprenditori di origine cinese operanti nel settore della produzione di capi di abbigliamento e accessori per note griffe di moda, delle strategie pensate ad hoc per abbattere il fatturato e non pagare così le tasse realmente dovute.

Con questa accusa ieri la guardia di finanza ha arrestato, in esecuzione di misura di custodia cautelare agli arresti domiciliari, due professionisti operanti presso il centro di elaborazione dati Global Center Ced di Firenze: si tratta di Alessandra Pratesi, 56 anni, residente a Campi Bisenzio, e Stefano D'Amico, 55 anni, originario di Roma ma residente a Prato. Ai domiciliari anche un imprenditore cinese ventisettenne residente a Calenzano, Wan Ci Wu.

Nell'inchiesta, coordinata dal pullico ministero Christine Von Borries, sono indagate altre 17 persone. Tra queste figura anche l'esperto contabile di Pistoia, che grazie alle sue competenze avrebbe aiutato i due professionisti della Global Center. Coinvolto nell'inchiesta anche un commercialista di Arezzo, Massimo Mucci, 61 anni.

Contestualmente agli arresti, ieri la finanza ha eseguito anche un decreto di sequestro preventivo del valore di 5,5 milioni di euro nei confronti di 4 imprese e di 9 persone. I sequestri, eseguiti nella province di Firenze, Prato, Pistoia, Siena, Forlì, Cesena e Potenza, sono scattati per 10 auto, 5 immobili, quote societarie, gioielli e contanti. Grazie alle consulenze dei professionisti italiani, le aziende cinesi coinvolte riuscivano ad abbattere il reddito imponibile con l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, e a mantenere inalterati i rapporti commerciali con i propri committenti attraverso la costituzione di aziende intestate a prestanome, su cui far ricadere il debito con l'Erario. Queste ditte venivano chiuse dopo un anno o due di vita senza pagare le tasse dovute.

I reati contestati, a vario titolo, sono emissione o utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, omesso versamento dell'Iva, bancarotta fraudolenta, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte ed esercizio abusivo della professione di dottore commercialista. D'Amico e Pratesi secondo le fiamme gialle svolgevano il lavoro di commercialisti senza averne la qualifica: pur essendo autorizzati solo all'elaborazione e alla trasmissione delle dichiarazioni dei redditi, fornivano ai loro clienti consulenze fiscali e di diritto del lavoro, redigevano bilanci d'esercizio e consigliavano metodi illeciti per abbattere il reddito.

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