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Il disastro nella gestione della Spes finirà davanti alla Corte dei conti

Pistoia, il presidente Sensi trasmetterà le carte sul "buco" della società case popolari

PISTOIA .L’attuale consiglio di amministrazione della Spes, la società dei Comuni che gestisce le case popolari in provincia, segnalerà alla Corte dei conti le vicende che hanno portato l’azienda a chiudere il bilancio con una perdita di 3,6 milioni di euro e un patrimonio negativo di oltre due milioni. Sui tavoli dei magistrati contabili finirà quindi il piano di risanamento firmato dal nuovo presidente Riccardo Sensi, che illustra in dettaglio le vicende dell’azienda dalla sua nascita, nel gennaio 2005, ad oggi. Lo scopo, ovviamente, è verificare se vi siano (e, nel caso, quali e chi dovrebbe risponderne) responsabilità per il modo in cui sono stati spesi milioni e milioni di risorse pubbliche.


In particolare finirà sotto i riflettori l’acquisizione dell’area ex Ricciarelli, a Pistoia (maggio 2006) e dell’immobile “La Dogana” di Pescia (luglio dello stesso anno). Due beni pagati complessivamente oltre 4 milioni di euro e che ora, stando ai dati di bilancio, valgono esattamente la metà. Infatti l’area ex Ricciarelli, che avrebbe dovuto accogliere alloggi, uffici e negozi, è tuttora in stato di abbandono. Mentre alla Dogana 21 alloggi sono stati completati, ma la Spes ne ha ricavato molto meno di quanto investito. Ma soprattutto, i sodi con cui all’epoca furono acquistati i due beni immobili non erano della Spes ma della Regione ed erano destinati alla manutenzione straordinaria degli alloggi gestiti dalla stessa Spes. E oggi la società pubblica di via del Villone si ritrova con un pesantissimo debito (5,5 milioni circa) nei confronti della stessa Regione.


Che siano state proprio le due operazioni a far affondare i bilanci della Spes, nel piano di risanamento è scritto chiaro e lo stesso nuovo presidente Sensi (in carica da gennaio, con il mandato preciso di rimettere a galla la società) l’ha ripetuto più volte. L’ultima, durante la seduta congiunta del 17 novembre delle commissioni 1 e 6 del consiglio comunale, che stanno appunto esaminando la situazione della Spes. Del resto spetterà proprio al Comune di Pistoia, come socio principale dell’azienda pubblica, lo sforzo economico più consistente per tentare il salvataggio della società. Il piano di risanamento (steso dal Centro studi enti locali) prevede che i Comuni ricapitalizzino la società versando complessivamente 3,5 milioni di euro. Di questi, 1,6 toccherà metterli sul piatto a Palazzo di Giano, che ha comunque già delle somme in bilancio.

Operazioni disastrose dal punto di vista finanziario, avviate con denaro destinato ad altri scopi, proseguite senza che – negli anni – i bilanci via via approvati tenessero sufficientemente conto della svalutazione cui stavano andando incontro: la descrizione del modo in cui si è creata la voragine finanziaria della Spes ha suscitato molte perplessità nei consiglieri comunali. Del resto le operazioni ex Ricciarelli e Dogana sono definite nel piano «incaute» e «improprie».

E proprio rispondendo ad uno di loro, il Cinque stelle Nicola Maglione, il presidente Riccardo Sensi ha citato la Corte dei conti come destinataria della documentazione sul piano di salvataggio della Spes. Sensi ha spiegato che l’iniziativa gli è stata richiesta dal Comune e che senz’altro le darà seguito. Non solo: il presidente proporrà anche al consiglio di amministrazione di assumere gli atti necessari per interrompere il decorso dei tempi di prescrizione dal punto di vista civilistico (prescrizione che, lo ricordiamo, scatta dopo cinque anni). Anche se – ha ricordato – qualunque azione di responsabilità civile verso gli amministratori andrebbe deliberata dall’assemblea dei soci, cioè i Comuni stessi. Infine Sensi non ha escluso la trasmissione degli stessi atti anche alla procura della repubblica di Pistoia.