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Affitti e bollette non pagati per tre milioni: nelle case popolari di Pistoia ci sono 1.600 irregolari

Oltre la metà dei debiti riguarda 347 persone che non vivono più negli alloggi Erp. Difficilissimo recuperare questi soldi

PISTOIA. Non sono certo gli inquilini morosi ad aver scavato la fossa finanziaria dove è sprofondata la Spes, l’azienda provinciale che si occupa di gestire i 2.200 alloggi pubblici che ci sono in provincia. Il crac milionario dell’azienda di via del Villone (3,6 milioni di perdite nel bilancio 2020, capitale sociale negativo per 1,8 milioni) è stato provocato soprattutto dalle fallimentari operazioni immobiliari dell’ex area Ricciarelli e dell’ex Dogana a Pescia.

Ma, certo, anche i mancati incassi degli affitti e soprattutto i mancati rimborsi delle bollette di acqua, luce e gas, hanno prodotto, anno dopo anno, una vera voragine, che ha dato il suo contributo a svuotare ulteriormente le casse della Spes. Si pensi che la società non riesce ad incassare il 4 per cento dei canoni e quasi il 18 per cento delle bollette per i servizi, che è chiamata a pagare in anticipo per conto dei suoi assegnatari. E questi soldi in meno si sono poi tradotti in meno interventi di manutenzione sugli alloggi.


Non a caso, oltre duecento di questi (vedi Il Tirreno di sabato) sono vuoti e inutilizzati da anni proprio perché avrebbero bisogno di lavori per essere di nuovo assegnati.

Anche i numeri sulla morosità degli inquilini di alloggi pubblici si trovano nei documenti del piano di risanamento che il nuovo consiglio di amministrazione, guidato dall’avvocato Riccardo Sensi (in carica da gennaio di quest’anno), sta sottoponendo ai venti Comuni soci. Intanto i nuclei familiari coinvolti: sono 1.635 (dati aggiornati alla fine dello scorso anno).

Di questi, 347 sono le situazioni più problematiche, si tratta infatti di ex utenti, che per un motivo o un altro non sono più titolari di un alloggio pubblico. Complessivamente, il debito accumulato da queste persone è di un milione 726mila euro. Di questi, solo 22 hanno firmato un impegno a restituire le somme mancanti , il cosiddetto “piano di rientro”, e 18 lo stanno anche rispettando. Ma si parla complessivamente di appena 106mila euro.

Tra gli inquilini ancora presenti a tutti gli effetti negli alloggi Spes, invece, quelli rimasti indietro con i pagamenti di affitti e/o bollette sono 1.288. E complessivamente, hanno da restituire una somma compresa tra un milione 450mila e un milione 500mila. In questa seconda categoria i “piani di rientro” sono molto più frequenti: ne risultano in tutto 260, per dei piani di rimborso che per lo più si concentrano tra il 2021 e il 2025. Ma ci sono piani, per un valore di 200mila euro, che prevedono un tempo di recupero addirittura superiore ai quindici anni.

In totale, quindi, si tratta di oltre tre milioni 200mila euro di arretrati, che obiettivamente Spes non potrà certo riavere nella sua interezza. Intanto perché gli inquilini delle case popolari hanno un reddito molto basso, poi perché le difficoltà economiche connesse alla pandemia Covid si fanno sentire soprattutto sugli strati sociali più deboli.