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Padre padrone condannato a quattro anni per i ripetuti abusi sessuali sulla figlioletta

Sconto di pena grazie a una perizia psichiatrica a cui l’uomo aveva tra l’altro in più occasioni rifiutato di sottoporsi


PISTOIA. Di quegli episodi nessuno in famiglia ne aveva mai parlato. Né la madre, evidentemente succube del marito, né la sorella maggiore, ancora troppo piccola per intervenire. E anche lei, che allora aveva 11-12 anni, aveva accennato alle attenzioni morbose a cui il padre l’aveva sottoposta soltanto molto tempo dopo, nei colloqui con gli assistenti della struttura a cui, per un certo periodo, era stata affidata assieme alla sorella. Un racconto poi messo nero su bianco in una denuncia e ripetuto nel febbraio scorso, nel corso di un incidente probatorio davanti al gip. Giovedì scorso, in tribunale, a Pistoia, il padre della ragazza, oggi maggiorenne, è stato condannato a quattro anni di reclusione per violenza sessuale pluriaggravata.

Una pena relativamente mite, risultato della riduzione ottenuta grazie alla perizia psichiatrica (che ha diagnosticato una semi-infermità mentale)a cui l’imputate è stato sottoposto nel corso del procedimento, tra l’altro contro la sua stessa volontà: proprio perché sosteneva di essere perfettamente sano mentalmente, si è ripetutamente opposto alle proposte in tal senso dei suoi avvocati difensori che si sono succeduti nel tempo e che hanno rimesso via via il mandato per l’impossibilità manifesta di assistere adeguatamente il loro cliente. Alla fine è stato il tribunale collegiale a disporre d’ufficio la consulenza psichiatrica, ma non senza difficoltà: nel corso delle viste, l’imputato ha quasi aggredito fisicamente lo psichiatra incaricato dai giudici.

Fatto sta che è stato grazie alla perizia che non voleva che l’uomo – un 54enne pistoiese di cui non pubblichiamo le generalità per non rendere identificabile la vittima – ha evitato la condanna a sette anni e mezzo che lo avrebbe portato in carcere.

Secondo la ricostruzione fatta dalla procura, tra il 2011 e il 2012, in ripetute occasioni, avrebbe molestato la figlia, toccandole le parti intime, sempre agendo in modo repentino e cercando di far passare le sue azioni come gesti di affetto, che però venivano percepiti dalla bambina per quello che erano in realtà: “atteggiamenti di natura morbosa e fastidiosa per la sua intimità” ha sostenuto il pm. Che ha contestato anche al padre di aver cercato, in un’occasione, di baciarla sulla bocca, dopo averla inseguita e spinta sul letto e, messosi a cavalcioni su di lei, immobilizzandole le mani: aveva desistito solo quando, accorsa alle richieste di aiuto della figlia, la moglie gli aveva intimato di smetterla.

Tutti episodi che si erano consumati in un ambiente familiare di grave disagio sociale, tanto che le due figlie, per un certo periodo, erano state tolte ai genitori e affidate ad una struttura in Versilia, dove la ragazzina aveva parlato per la prima volta di quelle attenzioni particolari: i responsabili – era il febbraio 2017 – avevano inviato subito una relazione al tribunale dei minori.

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