Contenuto riservato agli abbonati

Appalti sospetti per i lavori pubblici: sì del giudice al Comune parte civile

Chiesto il rinvio a giudizio per un ex dirigente dell’ufficio tecnico di Serravalle e quattro imprenditori

PISTOIA. A essere compromessi sono state l’immagine e il buon nome dell’ente pubblico, che, per definizione, deve tutelare equamente gli interessi di tutti i cittadini. Per questo il Comune di Serravalle ha chiesto di essere parte civile nell’eventuale processo nei confronti dell’ex dirigente del proprio ufficio tecnico Gaetano Pollerone e di quattro imprenditori edili pistoiesi che avrebbero beneficiato, fra il 2011 e il 2017, dei suoi favori nell’affidamento di decine lavori per opere pubbliche: in tutto 39 quelle nel mirino della procura.

La richiesta, presentata ieri mattina nel corso dell’udienza preliminare dall’avvocata Pamela Bonaiuti, per conto dell’attuale sindaco Piero Lunardi, è stata accolta dal giudice Luca Gaspari, che ha poi rinviato l’udienza al 7 dicembre. In quell’occasione deciderà se accogliere o meno la richiesta di rinvio a giudizio reiterata nel corso della discussione dal pm, compresa quella nei confronti del principale imputato, Pollerone, la cui posizione ieri mattina è stata stralciata a causa di un difetto di notifica degli atti fatto rilevare dal suo avvocato Andrea Niccolai. Gli altri difensori, al termine delle loro arringhe, hanno chiesto il non luogo a procedere nei confronti dei propri assistiti.


Come detto, a sostenere in aula la richiesta di costituzione come parte civile del Comune di Serravalle è stata l’avvocata Bonaiuti, che ha chiesto un risarcimento di 100mila euro per il danno al buon nome e all’immagine patito dall’amministrazione comunale nel suo complesso, lesa agli occhi della cittadinanza anche a causa della risonanza avuta dalla vicenda tramite gli organi d’informazione.

Corruzione e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente i reati contestati all’ex dirigente dell’ufficio tecnico del Comune e ai quattro imprenditori edili. Accuse per le quali lo scorsa marzo era scattata la misura cautelare del sequestro preventivo ai fini della confisca, eseguita da polizia, carabinieri e guardia di finanza di Pistoia, che avevano partecipato congiuntamente alle indagini. Complessivamente il sequestro aveva riguardato beni, mobili e immobili per poco meno di 215mila euro, una cifra ritenuta dagli inquirenti equivalente al profitto realizzato, grazie alla contestata corruzione, dagli imprenditori e dall’ex dirigente: Gaetano Pollerone, 66 anni, all’epoca dei fatti responsabile dell’area tecnica; Filippo Scannella, 62 anni, di Pistoia, all’epoca dei fatti titolare, socio amministratore o gestore di fatto di cinque imprese edili; Maurizio Pitzalis, 48 anni, di Monsummano, e Mario Pitzalis, 76, di Agliana, allora amministratori di fatto della Storedil srl; e Cesare Scannella, 51 anni, di Pistoia, indagato unicamente per l’appalto relativo alla scuola di Montaletto, del 2015.

La richiesta di rinvio a giudizio è il risultato di due distinti filoni di indagine nati autonomamente e poi riuniti in un unico fascicolo: quello dei carabinieri di Serravalle e di Pistoia, e quello dei poliziotti della digos della questura. Entrambi scaturiti dai sospetti sorti dalle anomalie riscontrate negli appalti del Comune di Serravalle per lo svolgimento di lavori pubblici tutti per importi medio-bassi. E accomunati dal fatto che era stato l’ingegner Gaetano Pollerone ad adottare le determine di affidamento, sempre in favore di un ristretto numero di ditte, ricorrendo ampiamente alla procedura dell’affidamento diretto e a quella dell’urgenza e della somma urgenza, apponendo, secondo gli investigatori, motivazioni del tutto insufficienti e, aggirando, di fatto, il rispetto del principio di rotazione degli inviti e degli affidamenti previsto dal codice degli appalti. Fatto sta che il dirigente, in occasione dell’affidamento dei lavori agli imprenditori poi indagati, aveva richiesto ben 57 volte su 60 un’unica offerta. Come accennato, sono 39 gli affidamenti in cui la procura ha ravvisato gli estremi dei reati contestati, per un importo complessivo di oltre 487mila euro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA