Acqua inquinata dal pozzo di Masotti Il sindaco ne vieta l’uso a cento famiglie

Trovate tracce di tetracloroetilene. Arpat: «Non escludiamo che la contaminazione riguardi anche altre aree»

Luca Signorini

Serravalle. L'acqua di Masotti non è buona. C'è almeno un pozzo naturale inquinato da tetracloroetilene, sostanza nociva di natura industriale che deriva dal decadimento della trielina e degli idrocarburi.


Il sindaco di Serravalle Piero Lunardi ieri ha emesso un'ordinanza per vietare l'uso dell'acqua per scopi alimentari e igienico-sanitari. Il provvedimento è rivolto a un centinaio di famiglie che abitano tra il pozzo Masotti e la ditta Coromet, a nord della linea ferroviaria e a sud del torrente Stella, anche se Arpat sottolinea come «non sia possibile al momento escludere che la contaminazione si sia diffusa oltre quest'area».

Non ci sono ripercussioni per le attività commerciali e le diverse aziende della zona, affacciate sulla regionale Lucchese, che potranno continuare ad utilizzare l'acqua per soli scopi di produzione. I rubinetti comunque non sono stati chiusi, l'acqua sgorga ancora.

In una riunione in prefettura a Pistoia, l'Agenzia regionale di protezione ambientale ha spiegato che un sistema «di filtraggio e di disinfezione cui è sottoposta l’acqua grezza è in grado di assicurare la potabilità della stessa prima della sua distribuzione». Il Comune, però, «per potenziali criticità di approvvigionamento idrico», ha preferito pubblicare un'ordinanza che non ha termine temporale.

I tecnici sono al lavoro per individuare la sorgente di contaminazione e procedere alla probabile bonifica: il monitoraggio è affidato al dipartimento Arpat di Pistoia, al dipartimento prevenzione dell'Asl Toscana Centro e all'ufficio ambiente del Comune. L'inquinamento potrebbe risalire alla bonifica mai compiuta dell'ex distributore di carburante a marchio Tamoil (di proprietà dell'azienda Sirtam con sede nella zona industriale di Sant’Agostino a Pistoia) che fino a sette anni fa si trovava poco prima della filiale della Cassa di risparmio di Pistoia e Lucchesia, sulla regionale.

«Per quella vicenda siamo in causa davanti al Tar con Sirtam, che doveva procedere alla bonifica e al ripristino originario dei luoghi, e non l'ha fatto», dice l'assessore all'ambiente Federico Gorbi.

Publiacqua, che gestisce il servizio idrico, dovrà adesso trovare un'alternativa all'approvvigionamento per quei cittadini che non possono utilizzare l'acqua di casa, perlomeno non per cucinare e per lavarsi. Potrebbero essere posizionati temporaneamente dei cassoni o autobotti, l'altra soluzione sarebbe quella di collegare le utenze all'acquedotto che arriva fino a Spazzavento, a circa due chilometri di distanza.

Quella della rete idrica è una questione che resta in sospeso. Spiega Gorbi: «Quasi tutto il territorio comunale di Serravalle è servito da alcune condotte che portano l'acqua prelevata dal lago di Bilancino. La frazione di Masotti, dove abitano un migliaio di famiglie, è invece servita da diversi pozzi e sorgenti naturali. A Publiacqua da tempo abbiamo chiesto di prolungare la rete che termina a Spazzavento, anche se il costo dell'intervento non è di poco conto e potrebbe arrivare ad alcuni milioni di euro. Ma sarebbe la soluzione definitiva per eliminare i problemi di inquinamento».

Non è la prima volta che il Comune di Serravalle è alle prese con la contaminazione dell'acqua. L'altro caso riguarda via del Redolone, tra Cantagrillo e Ponte Stella, dove le sostanze nocive (cloruro di vinile e dicloroetiliene) sono presenti nella falda superiore, collocata a 20-30 metri dal piano di campagna. Nonostante i vari rilievi effettuati, è ancora oscura la causa dell'inquinamento, che comunque è da ricondurre a lavorazioni di materie plastiche o tessili.