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Pistoia, passa il regolamento edilizio con il “baratto amministrativo”

Una veduta di Pistoia dalla periferia

Agevolati ristrutturazioni e ampliamenti nelle periferie, in collina e in montagna. Critico il Pd: «C’è stato poco coraggio, trascurati ambiente, bioedilizia e riuso»

PISTOIA. Il nuovo regolamento edilizio del Comune di Pistoia è stato approvato in consiglio comunale con nessun voto contrario, cinque gli astenuti (Italia Viva, Pistoia Spirito libero, Movimento 5 stelle, Pistoia Città di tutti, Prima Pistoia). Dei 13 emendamenti presentati dalle opposizioni, sei sono stati accolti (4 del centrosinistra e 2 del Movimento 5 Stelle). «Nel regolamento sono stati introdotti una serie di provvedimenti di notevole impatto – ha spiegato l'assessore all'urbanistica Leonardo Cialdi – come il riuso del patrimonio esistente attraverso il risparmio energetico e soprattutto attraverso gli interventi volti al sisma bonus. In particolare questo provvedimento ha tra le sue innovazioni un'agevolazione attribuita a tutti quegli interventi di ristrutturazione e ampliamento che saranno eseguiti su immobili che si trovano a 300 metri sul livello del mare andando quindi a coinvolgere gran parte di periferia, collina e montagna del nostro comune. La medesima agevolazione, pari al 20 per cento, sarà invece volta alla ristrutturazione e ampliamento su tutto il patrimonio edilizio esistente».

L'impianto normativo è formato da 103 articoli più 5 allegati. Diverse le novità introdotte: agevolazioni per le zone periferiche; semplificazione delle procedure per il rilascio dei titoli edilizi; azzeramento degli oneri di urbanizzazione per alcune tipologie di interventi di ristrutturazione e ampliamento; possibilità di sanatorie e deroghe; installazione di pergotende nei centri abitati e di pannelli fotovoltaici e solari sul tetto principale degli edifici storici nelle zone non servite dal metano. C'è poi il riconoscimento di legittimità e conformità degli immobili realizzati prima del 1° settembre 1967 fuori dal perimetro del centro abitato, «sono stati ritenuti legittimi, e quindi conformi, anche gli interventi relativi a tutte le modifiche realizzate all'interno degli appartamenti o delle unità immobiliari su tutto il territorio comunale prima del 2001 – ha aggiunto Cialdi – Sulla prima casa nel caso di un ampliamento in misura massima del 20 per cento con il quale comunque l'immobile resti entro i 105 metri quadrati finali, vi è un azzeramento del contributo di costruzione». Ha proseguito l'assessore nel suo intervento di presentazione della nuova normativa edilizia: «Una volta realizzato il nuovo regolamento dagli uffici all'urbanistica del Comune il testo, prima di essere sottoposto alla politica, è stato concertato con le professioni tecniche, coinvolte fino all'ultimo giorno dei lavori nelle commissioni consiliari. E' emerso un regolamento che, partendo dal basso, tiene conto di tutta una serie di aspetti che evidenziano la volontà dell'amministrazione nell'affrontare questa ma anche le prossime sfide future della pianificazione del territorio». In consiglio comunale sono intervenuti Walter Tripi (Pd), Cinzia Cerdini (Lega), Nicola Maglione (M5S) e Lorenzo Galligani (FdI).


LE CRITICHE DEL PD

Il Pd non è tenero sul nuovo regolamento edilizio approvato a maggioranza in consiglio. «Emerge un documento che aggiusta alcune situazioni, ma si dimentica di sostenere in modo forte e incisivo la riqualificazione delle strutture, il riuso, la bioedilizia», scrive il partito.

«Le percentuali di facilitazione sugli oneri di urbanizzazione sono ai minimi di legge, e solo grazie al Pd e ai suoi emendamenti si sono aumentate ulteriormente in collina e montagna fino al 70 per cento, laddove la destra tentava di nascondersi dietro allo strumento del “baratto urbanistico” senza però darne termini. Bocciati però vari altri emendamenti Pd, nei quali si chiedeva di facilitare anche la riqualificazione di edifici e migliorarli da un punto di vista energetico nel resto della città». Il Pd rivendica la sua azione politica. «Con un emendamento, si sono evitati quelli che erano pensati a tutti gli effetti come condoni belli e buoni, grazie ai quali dietro allo schermo della semplificazione si sarebbero nei fatti sanate situazioni fuori norma. Il Pd ha smascherato l’amministrazione che ha dovuto accogliere l’emendamento».

E prosegue: «D’altronde, c'è una equiparazione totale tra chi deve effettivamente correggere un errore e i classici furbi: con un’accetta, si permette di chiedere la sanatoria con la stessa semplicità tanto alla piccola esigenza del cittadino quanto agli abusi». Conclude la nota: «Un regolamento che si limita a qualche correzione, quando invece a farla da padrone dovrebbe essere la politica: più investimento sul riuso e sull’ambiente, con uno sguardo al futuro. Che però, si sa, non è esattamente la parola preferita della giunta Tomasi, a meno che non si parli di voti».

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