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Illeciti sugli appalti, il Comune parte civile

I lavori al cimitero di Casalguidi nel 2012

Giovedì 21 l’udienza preliminare nella quale il giudice deciderà l’eventuale rinvio a giudizio di un ex funzionario pubblico

PISTOIA. Il Comune di Serravalle sarà parte civile nell’eventuale processo per i presunti illeciti nell’affidamento di appalti di opere pubbliche negli anni dal 2011 al 2018. È in programma giovedì 21 ottobre l’udienza preliminare nella quale il giudice deciderà se accogliere la richiesta di rinvio a giudizio formulata nei confronti di Gaetano Pollerone, ex dirigente dell’ufficio tecnico comunale (adesso in pensione) e di quattro imprenditori secondo la procura coinvolti in un giro di appalti truccati.

La richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero Luisa Serranti arriva a conclusione dell’indagine svolta da polizia, carabinieri e guardia di finanza che nel mese di marzo aveva portato alla luce diversi episodi riconducibili alle ipotesi di reato di corruzione e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, avvenuti nel periodo 2011-2018 nel Comune di Serravalle Pistoiese.


Il gip del tribunale di Pistoia ha disposto il sequestro preventivo ai fini di confisca di beni, mobili ed immobili, pari a circa 215mila euro.

In tutto sono 39 le opere pubbliche nel mirino degli inquirenti. Indagati, appunto, Pollerone, 66 anni, ai tempi responsabile dell’area tecnica; Filippo Scannella, 62 anni, di Pistoia, all’epoca dei fatti titolare, socio amministratore o gestore di fatto di cinque imprese edili; Maurizio Pitzalis, 47 anni, di Monsummano, e Mario Pitzalis, 74, di Agliana, allora amministratori di fatto della Storedil srl; e Cesare Scannella, 51 anni, di Pistoia, indagato unicamente per un appalto, quello relativo alla scuola di Montaletto, del 2015. La richiesta di sequestro della procura, accolta dal gip del tribunale, era il risultato di due distinti filoni di indagine nati autonomamente e poi riuniti in un unico fascicolo: da una parte quello dei carabinieri di Serravalle e di Pistoia, dall’altra quello dei poliziotti della digos della questura. Entrambi scaturiti dai sospetti sorti dalle anomalie riscontrate negli appalti del Comune di Serravalle per lo svolgimento di lavori pubblici tutti per importi medio-bassi. E accomunati dal fatto che era stato l’ingegner Gaetano Pollerone ad adottare le determine di affidamento, sempre in favore di un ristretto numero di ditte, ricorrendo ampiamente alla procedura dell’affidamento diretto e a quella dell’urgenza e della somma urgenza, apponendo, secondo gli investigatori, motivazioni del tutto insufficienti e, aggirando, di fatto, il rispetto del principio di rotazione degli inviti. Il dirigente, in occasione dell’affidamento dei lavori agli imprenditori poi indagati, aveva richiesto ben 57 volte su 60 un’unica offerta.

Come accennato, sono 39 gli affidamenti in cui la procura ha ravvisato gli estremi dei reati contestati, per un importo complessivo di oltre 487mila euro. Tra gli altri, nel 2011, quello per la realizzazione di nuovi ossari e lavori di manutenzione straordinaria al cimitero di Casalguidi (59mila euro), nonché quello per la messa in sicurezza del solaio dei loculi nell’ala nord dello stesso cimitero (25mila). Nel 2017, tra i lavori principali, il ripristino di un tratto di via Valenta, a Castellina diSerravalle (14mila euro) e la realizzazione di nuovi ossarini al cimitero di Casalguidi (30mila). Un appalto, quest’ultimo, che aveva particolarmente attirato l’attenzione degli investigatori – e anche, a suo tempo, dei colleghi degli uffici comunali – in quanto Pollerone aveva scorporato (illegittimamente, secondo l’accusa) tale opera dall’appalto complessivo per l’ampliamento del cimitero, che rientrava nel programma di opere pubbliche del Comune di Serravalle. Fatto sta che per la realizzazione dei loculi fu indetta una gara pubblica, mentre la realizzazione degli ossarietti fu affidata con procedura diretta. Secondo la procura, i riscontri patrimoniali effettuati in seguito dalla guardia di finanza di Pistoia avrebbero poi confermato l’impianto accusatorio. —

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