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La tassa sui déhors non spaventa i locali: «No, non li toglieremo»

Pistoia, la maggior parte dei titolari interpellati disposta a pagare pur di poter occupare spazi all’aperto: «Speravamo che le agevolazioni durassero almeno fino a primavera, ma non ci tireremo indietro»

PISTOIA. Déhors sì, déhors no. Per molti locali del centro è di «vitale importanza», perché permette di accogliere i propri clienti in uno spazio all’aperto più ampio di quello che spesso si trova all’interno del locale. A prescindere dal covid. Per questo motivo, la notizia che dal primo gennaio 2022 - il primo giorno dell’era post covid (almeno dal punto di vista del termine dell’emergenza sanitaria) - il Comune ha disposto il ritorno al pagamento del canone unico patrimoniale, ovvero la vecchia Cosap, per l’occupazione di suolo pubblico con tavoli e sedie non fa cambiare idea ai ristoratori.

Anche se non mancano le eccezioni. «Dovremo capire quale sarà il costo – commentano dal D’Era Bistrot Antonio Capo e Giuseppe D’Erasmo - Noi abbiamo aperto nel 2020 e quindi non abbiamo mai pagato il suolo pubblico. Ma è evidente che non possiamo fare a meno del déhors. Certo è che ripristinare la tassa così, senza considerare che per i locali permangono comunque ancora tante restrizioni all’intero non è il massimo. Speriamo in delle tariffe agevolate. Per noi avere il déhors significa poter ospitare 20 coperti in più». Ma la notizia che dal primo gennaio si tornerà a pagare il suolo pubblico non sorprende troppo. «È logico che prima o poi saremmo dovuti tornare a pagarlo - commenta Daniele Andreotti, co-titolare dei locali del centro Voronoi, Michi e Frisco burger bar – certo, speravamo un po' più a ridosso della prossima primavera. Quel che è certo è che per tutte le nostre attività è indispensabile averlo, per cui lo pagheremo. C’è anche da dire che il lavoro finalmente è ripartito, quindi non ci si può solo lamentare».


Sulla stessa lunghezza d’onda anche Manuel Maiorano, titolare de La Fenice pizzeria contemporanea di Porta al Borgo. «Sicuramente terrò il déhors – dice – anche se sono pochi posti, è un servizio in più che diamo ai nostri clienti e che avevo anche prima del covid. Credo che sia giusto tornare a pagarlo, proprio perché è suolo pubblico. Piuttosto preferirei che le istituzioni intervenissero con altri tipi di sostegno, tipo la detassazione sulla spazzatura, che per il periodo del covid abbiamo comunque sempre pagato, nonostante il lavoro fosse fermo».

Ma c’è anche chi va contro corrente, come Giulia Nencini titolare dello Stilnovo di via del Duca. «Con il covid e i problemi di servire i clienti all’interno, lo scorso anno facemmo domanda per il déhors. La concessione è ancora valida e i nostri tavolini potrebbero stare in piazza Spirito Santo, dal settembre 2020 però non li utilizziamo perché sono troppo lontani dal locale, e credo che la qualità del nostro servizio ne risenta. Abbiamo comunque la fortuna di avere una corte interna al locale che è aperta, e chi vuole potrà accomodarsi lì. Ma niente più déhors. Per il 2022 comunicherò la disdetta».

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