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Stop alle convenzioni tra Asl e privati

Renzi (Uil): «La Regione ha bloccato il budget per tac e risonanze». Lunghe liste d’attesa o visite a pagamento

PISTOIA. La Regione Toscana avrebbe bloccato parte del fondo aggiuntivo da 13 milioni di euro destinato alle tre Aziende sanitarie per incrementare l’offerta di prestazioni con il coinvolgimento delle cliniche private accreditate.

La motivazione sarebbe da far risalire a un contenimento dei costi visto anche il presunto buco nel bilancio preventivo che supera i 400 milioni di euro. L’Asl Toscana Centro aveva una dotazione tra i cinque e i sei milioni, che dunque in parte non potrà essere spesa. Le conseguenze sono così le liste di attesa che si allungano nella sanità ordinaria e il ricorso dei cittadini ai servizi privati non in convenzione, erogati a tariffe molto più alte.


L’Asl Centro, contatta da Il Tirreno già da venerdì, non ha ancora fornito spiegazioni in merito. La questione è emersa in questi giorni: diversi cittadini pistoiesi che hanno telefonato al Cup, si sono visti proporre appuntamenti a distanza di sette mesi. Prestazioni da effettuare in ospedale perché la collaborazione con i laboratori privati è in alcuni casi interrotta per lo stop alla linea di finanziamento pubblica. L’unica alternativa è andare a pagamento. È successo per esempio a Francesco Bentivegna, di Montecatini, che al nostro giornale ha raccontato come la prima data utile per una risonanza al ginocchio sia tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo del prossimo anno. Ovvero tra oltre quattro mesi. «La Regione ha bloccato il budget aggiuntivo per quanto riguarda la diagnostica “pesante”, ovvero le tac, le risonanze e per esempio le angiografie digitali che hanno i più alti costi – dice il segretario regionale della Uil Funzione pubblica, Mario Renzi – questo perché oggi il budget è in esaurimento e c’è il concreto rischio di ritrovarsi scoperti nel mese di dicembre. Proseguono invece in convenzione le visite ambulatoriali e la diagnostica da laboratorio, che hanno spese minori. Con questa operazione, la Regione sta provando ad abbassare i costi, cercando di mantenere per quanto possibile i servizi e le prestazioni al cittadino».

Un obiettivo che non sembra del tutto centrato, visto che il fondo aggiuntivo destinato al privato convenzionato serviva per abbattere le liste di attesa cresciute nell’ultimo anno e mezzo segnato dalla pandemia (da recuperare ci sono 67. 000 visite arretrate). Oggi, per esempio, nella sanità pistoiese i tempi sono biblici per diversi tipi di prestazioni: sei mesi per un’ecografia mammaria bilaterale (primo appuntamento utile ad aprile all’ospedale Cosma e Damiano di Pescia), quattro mesi per una risonanza magnetica all’addome, sempre quattro mesi per una risonanza magnetica del tronco encefalico e per una risonanza muscoloscheletrica (i primi posti disponibili sono nel mese di febbraio al San Jacopo di Pistoia). Con il privato convenzionato fuori gioco, la liste di attesa rischiano di allungarsi ancora.

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