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Bocciato il progetto del bacino di Gello: per il ministero era troppo costoso. Ecco qual è la nuova ipotesi

Una veduta aerea del bacino di Gello

Doccia fredda da Roma per la rimessa in funzione di una diga costruita negli anni ’60 e in pratica fuori esercizio da quasi tre decenni. Publiacqua ha un anno di tempo per presentarne uno nuovo.

PISTOIA. Il Ministero boccia la ristrutturazione del bacino di Gello e il progetto è da rifare daccapo. Doccia fredda da Roma per la rimessa in funzione di una diga costruita negli anni ’60 e in pratica fuori esercizio da quasi tre decenni. L’Ufficio interministeriale dei lavori pubblici (dei dicasteri alle Infrastrutture e Ambiente) ha rimandato indietro le carte chiedendo sostanziali modifiche e nuovi accertamenti sul posto. «Le osservazioni pervenute sono di natura tecnica e riguardano gli aspetti idrogeologici – spiega l’assessore ai lavori pubblici Alessio Bartolomei – inoltre, ci hanno anche chiesto di rivedere a ribasso il costo dell’opera».

Il Comune di Pistoia da più di dieci anni ha in cassa gli undici milioni di euro che servono per il mega rifacimento, soldi che però non può spendere senza il via libera ministeriale. Guardare ma non toccare, insomma. Nel 2018 c’è stata la firma dell’accordo di programma tra Comune, Publiacqua, Autorità idrica toscana e ministero delle Infrastrutture, per dare il via alla procedura.


Publiacqua alla fine ha fornito il progetto esecutivo, che prevede di ricavare un serbatoio di 300. 000 metri cubi, sufficiente per una settimana circa di alimentazione dell’acquedotto cittadino. Il risultato si otterrebbe abbassando l’attuale diga di circa sette metri, riscavando il bacino e ripristinando le opere idrauliche di contorno. Un progetto che adesso andrà rivisto quasi totalmente. «Abbiamo un anno di tempo per ripresentarlo all’Ufficio interministeriale – dice Bartolomei – purtroppo questa è una vicenda incresciosa che si trascina dagli anni ’90. E dobbiamo ammettere che non è vicina alla conclusione».

Fino a trent’anni fa, quando ci furono dei cedimenti della diga provocati dall’instabilità della collina adiacente, il bacino aveva funzionato come scorta di acqua potabile a disposizione della città (circa 800. 000 metri cubi di capacità), che soprattutto nei mesi tra l’estate e l’autunno ha sempre avuto problemi di approvvigionamento idrico.

Questo almeno finché nel 2003 non fu realizzato il collegamento tra Pistoia e l’acquedotto pratese (e il lago di Bilancino) che ha messo la città al sicuro dalla grande sete estiva. Ma il tema di una riserva d’acqua a portata di mano sulle colline è sempre stato condiviso da tutti in città. Dell’argomento si è infatti tornati a parlare nell’ultimo consiglio comunale.

Si è arrivati a questo punto mettendo tra l’altro nel cassetto un’altra grande opera idraulica, quella della creazione della nuova cassa di espansione sul fiume Ombrone ai Laghi Primavera, che sarebbe capace di prevenire gli allagamenti che di frequente interessano soprattutto la piana pistoiese. Il rifacimento del bacino di Gello e la nuova vasca per l’accumulo delle acque facevano parte di un unico progetto, che da Roma chiedevano di dividere. Una volta separati, Publiacqua ha portato avanti la progettazione per la sola diga. Ma il ministero ha rimandato indietro le carte. E ora c’è da ricominciare dal principio.

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