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Addio a Carlo Mastrella, il fornaio di Agliana

Il capannone industriale di via Salcetana, aperto tutta la notte, è stato punto di riferimento di generazioni di pistoiesi

PISTOIA. Per generazioni di giovani (e meno giovani) lo spiazzo davanti al capannone industriale di via Salcetana era “il” punto di ritrovo dopo le partite di calcetto giocate tra amici, le serate passate al cinema, le nottate a ballare in discoteca. Prima di andare a casa la tappa al forno di Mastrella era d’obbligo. Soprattutto da quando, insieme alle paste, Carlo Mastrella e i fratelli Sebastiano e Giuseppe, avevano cominciato a sfornare quelle pizze caldissime, fragranti. E allora giù di pizza e birra appoggiati in equilibrio precario sul cofano di una macchina.

Giovedì sera Carlo Mastrella ci ha lasciati. Lo storico fornaio, originario della Sicilia, ma dall’età di tre anni residente ad Agliana, è morto all’ospedale San Jacopo. Negli ultimi tempi la sua salute, minata da problemi ai polmoni, era peggiorata. «Trentacinque anni a respirare farina ai forni gli avevano danneggiato i polmoni», racconta Samuele Torrisi, il compagno dell’unica, amata, figlia Alessandra.


Carlo Mastrella aveva 70 anni. La salma è esposta alle cappelle del commiato della Misericordia di Agliana da ieri pomeriggio. Il funerale si svolgerà oggi alle 16, con partenza alle 15, 50 dalle cappelle, nella chiesa di San Niccolò. La cerimonia sarà officiata dal parroco della frazione, don Rodolfo Vettori, e da don Franco Monticelli, amico della famiglia Mastrella.

Lo considerava un amico Luca Benesperi, sindaco di Agliana, che in un commosso post su facebook scrive: «Quante volte c’ho parlato la notte quando mi fermavo a prendere un pezzo di pizza, rito di tutti noi aglianesi e non solo. E ogni volta che mi serviva: «Due euro di pizza Carlo! ». La pesava e poi, aggiungendone un altro po’ sopra, diceva sorridendo: «Vai Luca prendi anche questa!». Ci mancherai Carlino, ovunque tu sia».

«Mio marito – racconta la signora Anna Fusco – ha aperto il forno con i fratelli nel 1978. Dopo qualche anno iniziarono con la pizza, e lì si “aprì un mondo” di gioventù che si fermava a mangiare la pizza quando tornava da ballare o da una partita. O che aveva solo voglia di uscire». Il forno era aperto tutta la notte, ed era diventato il punto di aggregazione per i ragazzi della Piana tra Prato e Pistoia.

Carlo Mastrella aveva l’abitudine di mettere una bandana di carta intorno alla fronte. Sì, proprio di carta, non di stoffa: «Per asciugarsi il sudore», spiega il genero. Ed è così, vedendolo con quella bandana che gli avventori del forno cominciarono a chiamarlo “Rambo”, un soprannome che non l’ha più abbandonato e che lo faceva sentire orgoglioso dell’affetto e del ruolo che aveva conquistato grazie al duro lavoro di una vita. La gestione del forno è passata di mano da alcuni anni, ma l’affetto di generazioni di giovani ed ex giovani verso Rambo era rimasto immutato.

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