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Va a fare l'esame per la patente con la telecamera sotto la mascherina: denunciato

l kit sequestrato dagli investigatori della Polizia stradale

Pistoia: voleva superare i quiz grazie a kit e suggeritore, forniti per 1.500 euro da una banda specializzata. Un 33enne è stato segnalato dalla polizia stradale 

PISTOIA. Fino a un anno e mezzo fa, il kit fornito ai propri “clienti” dalle organizzazioni criminali specializzate in questo tipo di truffe consisteva – oltre a cellulare, trasmettitore bluetooth e accessori vari – in una microcamera con trasmettitore da fissare sul petto, sotto la camicia, con dei giri di nastro adesivo. Ma con l’avvento del Covid, alla ripresa degli esami, hanno pensato bene di adattarsi ai tempi e di sfruttare le norme anti contagio, nascondendo la microspia all’interno di una doppia mascherina. Come quella che lunedì mattina indossava un 33enne impiegato di origini nigeriane che si è presentato alla Motorizzazione civile di Pistoia per sostenere l’esame teorico per la patente di guida con l’aiuto esterno di un suggeritore. E che è stato – nel vero senso del termine – smascherato a causa del suo comportamento eccessivamente goffo mentre tentava di inquadrare le schede dei quiz. A denunciarlo per il reato di truffa in concorso, sono stati gli uomini della squadra di pg della Polizia stradale di Pistoia, intervenuti sul posto avvertiti dalla funzionaria della Motorizzazione che presiedeva la sessione d’esame, che si era accorta che qualcosa non andava in quel candidato. A partire dalla mascherina eccessivamente gonfia che indossava.

Gli investigatori della Polstrada, attraverso la porta aperta dell’aula hanno aspettato che tutti i presenti finissero i quiz, per poi bloccare il 33enne nigeriano (residente a Campi Bisenzio con la famiglia) e svelare il trucco. Come detto, all’interno della doppia mascherina c’era una microcamera, collegata tramite un dispositivo bluetooth a un cellulare che, attraverso skype trasmetteva – in modalità non tracciabile – le immagini delle schede dei quiz a colui che doveva suggerire le risposte. Un membro dell’organizzazione criminale, tra l’altro nemmeno troppo preparato visto che aveva fatto sbagliare ben cinque risposte al suo cliente, che sarebbe perciò stato bocciato anche qualora non fosse stato scoperto visto che il numero massimo di errori ammesso è di quattro. Un servizio tutt’altro che ineccepibile per i 1.500 euro che aveva pagato al connazionale che aveva fatto da tramite con l’organizzazione (il più delle volte di tratta di pakistani) che gli aveva fornito il kit per superare l’esame, compreso il cellulare e due sim card, ovviamente intestate a persone inesistenti o a prestanome.


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