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Un progetto da 8,8 milioni di euro per il restauro del teatro Manzoni. Ecco che cosa è previsto 

L’ingresso del teatro Manzoni. In alto, da sinistra: Zogheri, Magni, Gherpelli, Tomasi, Gagliardi e Natalini (foto Nucci). In basso un rendering

Pistoia, lo studio di fattibilità è stato finanziato dalla Fondazione Caript. Il sindaco: «Il teatro è cuore pulsante di una comunità, perché ne rappresenta le istanze sociali e culturali»

PISTOIA. Se è vero, come sottolinea il sindaco Alessandro Tomasi, che il teatro «è cuore pulsante di una comunità perché ne rappresenta le istanze sociali e culturali» e i tempi di restauro di una struttura teatrale si stimano in trent’anni, allora il progetto di rifacimento del Manzoni arriva nei tempi giusti, perché dall’ultimo restauro sono passati trent’anni. A redigere lo studio di fattibilità, finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, sono stati gli studi “Natalini architetti” e “Guicciardini & Magni architetti”. È un progetto da 8milioni e 880mila euro, che riduce il numero delle poltroncine (da 786 a 613) cercando nel contempo di apportare soluzioni migliorative per la buona visione degli spettacoli da parte degli spettatori.

Più volte, in conferenza stampa, gli architetti Marco Magni e Fabrizio Natalini hanno sottolineato, a esempio, la cattiva acustica dalla galleria. «Il Manzoni – ricorda l’architetto Natalini – si estende su una superficie di 6. 300 metri quadrati. È un progetto da 1. 400 euro al metro quadrato, un costo ragionato». «Ho aperto il mio mandato nel 2017 – afferma Tomasi – scrivendo una lettera a Luca Iozzelli (ex presidente Fondazione Caript) . “Dobbiamo rimettere in fila le priorità”, gli ho detto. E la messa a norma del Manzoni, che è il cuore dell’Atp, er a la prima».

Tomasi sottolinea come sia stato positivo «l’ingresso della Fondazione tra i soci fondatori dell’Atp, dopo che era venuto a mancare il contruibuto da 400mila euro annui della Provincia». E non manca di ringraziare l’attuale presidente della Provincia, Luca Marmo, «per la scelta di tornare con un ruolo di coordinamento». «Ci siamo inseriti nel progetto – afferma Lorenzo Zogheri, presidente della Fondazione Caript – perché ritenevamo essenziale contribuire alla costruzione di un’identità ben definita del territorio. È necessario che i motori dell’identità culturale siano all’altezza, e il Manzoni è uno di questi». Lo studio di fattibilità per il recupero del Manzoni è stato presentato ieri mattina all’interno del teatro alla presenza di Tomasi, Zogheri, Magni, Natalini, Giuseppe Gherpelli, presidente dell’Atp, e Gianfranco Gagliardi, direttore dell’Associazione.

Cosa prevede lo studio di fattibilità.
«Il foyer – spiega Magni – sarà interamente restaurato e il riscaldamento garantito attraverso la pavimentazione riscaldata. Verrà migliorata l’acustica della sala e ristrutturata la fossa scenica per l’orchestra, che si alzerà e abbasserà meccanicamente. Questa avrà tre livelli: uno sotto palco, uno in platea e uno sopra palco.
Verranno ripristinati il quarto e quinto ordine di palchetti, dove adesso è presente la galleria da 250 posti che però ha una qualità acustica molto bassa. Il sipario verrà avvicinato al boccascena. La sala prove verrà totalmente ristrutturata con coperture coibentate e isolate acusticamente e termicamente. I posti in platea rimarranno con lo stesso disegno ma verranno distanziati per garantire una comodità maggiore».

Inoltre, grazie a due ascensori, che verranno installati nel cortile e accanto la biglietteria, il teatro Manzoni diventerà accessibile a tutti cittadini che potranno così raggiungere tutti gli ordini di palchetti.

Capienza
La capienza del teatro, attualmente consentita in 786 posti (tra i quali 250 posti in galleria, di fatto scomodi e segnati da una pessima acustica) sarà ridotta ad un minimo di 613 posti (eventualmente contenibile a 673 posti senza la rimodulazione dei posti in platea) , ai quali si sommano i 129 posti del ridotto e i 99 posti della nuova sala prove. Il sistema della sicurezza dei luoghi del teatro sarà rivisto e riprogettato con la definizione di nuove compartimentazioni per la prevenzione incendi degli spazi, sarà integrato con nuovi impianti di rilevamento fumi e antincendio, un nuovo impianto di videosorveglianza e antintrusione, la revisione del sistema dei collegamenti interni, degli accessi e delle uscite di sicurezza verso l’esterno.

Cinque lotti
L’intervento sull’intero complesso è stato suddiviso in cinque lotti principali, in ragione della disponibilità delle risorse a disposizione: teatro, fossa orchestrale e spazi pubblici ingresso; torre scenica e sale secondarie del blocco di ingresso, camerini; opere esterne e sostituzione infissi; poltrone, arredi e tendaggi; uffici e foresteria.

I perché dell’intervento
«I teatri – commenta l’architetto Magni – sono strutture complesse e fragili. Ad intervalli di 30-40 anni necessitano di revisioni e lavori di restauro importanti. Oggi c’è bisogno di un nuovo sostanziale intervento di restauro perché il Manzoni, bloccato da diverse problematiche strutturali e di prevenzione incendi, possa continuare a svolgere al meglio il suo ruolo culturale e sociale per Pistoia e l’intera Toscana».
Il periodo di chiusura del teatro, imposto dalla pandemia Covid-19, ha permesso di raccogliere tutte le informazioni e gli strumenti necessari, che si sono poi tradotti nello studio che oggi diventa di dominio pubblico, affinché sia possibile conoscere l’opinione dei soci dell’Atp e della città.

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