Quarrata, bio-trituratori per combattere le polveri sottili

Un momento dell’esperimento eseguito da Legambiente Quarrata

Esperimento sul campo di Legambiente per sostenere lo stop agli abbruciamenti

QUARRATA. Quello di Quarrata è un territorio con una lunga tradizione di attività agricole e vivaistiche. Ma è anche un comune sottoposto a un intenso inquinamento atmosferico da polveri sottili. Come sostiene, per voce del proprio presidente Daniele Manetti, la locale sezione di Legambiente: «Gli abbruciamenti di sfalci e potature che derivano da queste storiche attività sono una delle tante cause, forse non la principale ma sicuramente una che crea un classico effetto di “pioggia sul bagnato” che sarebbe meglio evitare». E secondo l’associazione ambientalista la possibilità di evitarlo ci sarebbe. Come? Sostituendo la tradizionale pratica de dar fuoco agli scarti agricoli con quella della loro triturazione. Che consentirebbe, oltre tutto, il loro riutilizzo nelle coltivazioni. Una soluzione verificata scientificamente da Legambiente Quarrata, che ha misurato le emissioni di particelle inquinanti nell’aria di un abbruciamento e di una triturazione della stessa tipologia di residui vegetali.

«Per rispondere a questa domanda abbiamo eseguito una prova sul campo – spiega Manetti, che ha condotto l’esperimento assieme ai volontari, Massimo Niccolai, Fabrizio Fabbri, Massimo Gori, Massimo Tavanti, Enrico Becchi, Bruno Buracchi e Valentino Chiarucci – Insieme a due membri della ditta “Grazini Vivai piante”, abbiamo confrontato l’emissione di polveri fini di due diversi metodi: da un lato un abbruciamento, dall’altro l’utilizzo di un bio-trituratore acquistato da Fabrizio Fabbri, proprietario di alcuni terreni del posto. Sono state scelte potature di vario genere e di varia pezzatura, in quantità all’incirca uguali, con un diametro fino a 6 centimetri (il massimo consentito da quel modello di trituratore). Lo strumento usato per l’analisi delle polveri è un “Dylos 1700 air quality monitor-metodologia laser scattering”, un analizzatore portatile che effettua analisi in continuo e/o ogni 5 minuti. Il risultato? Nel caso del bio-trituratore, l’emissione di polveri fini Pm 2.5 si è attestata su un valore medio di 5 milligrammi per metro cubo, con un picco di 9. Nel caso dell’abbruciamento, gli stessi parametri sono passati a 24 e 65».


Per capire l’importanza di questo risultato, Legambiente spiega che il limite di legge per la media annuale di Pm 2.5 è di 25 milligrammi a metro cubo.

«Nel periodo autunnale e invernale di abbruciamenti se ne contano a centinaia sul Montalbano, e molto più grandi – prosegue Manetti – quando fenomeni meteorologici come l’inversione termica possono causare un ristagno di aria, e quindi di inquinanti. Usando un bio-trituratore al posto degli abbruciamenti è possibile riciclare sfalci e potature diminuendo di molto l’inquinamento».

Il materiale triturato può infatti essere riutilizzato, come spiega la ditta “Grazini Vivai piante: «È ottimo per produrre compost e, in certe condizioni, anche per la pacciamatura».

Il bio-trituratore tra l’altro può essere acquistato facilmente: la Regione Toscana ha pubblicato un bando, specifico per alcuni comuni della Piana Prato-Pistoia (fra cui Quarrata), che prevede contributi del 70 per cento e del 50 per cento da parte di privati o di aziende per l’acquisto di bio-trituratori come quello acquistato dal volontario Fabrizio Fabbri.

«Le norme della Regione consentono gli abbruciamenti dal 1° aprile al 30 giugno e lo vietano in altri periodi, proprio per una questione di qualità dell’aria e di rischio incendi» ricorda Daniele Manetti. Che lancia una proposta: «Alla luce di quella che è la situazione dell’inquinamento atmosferico nel nostro Comune, la nostra proposta è di estendere il divieto nella nostra zona a tutto l’anno, di fare una dura battaglia alle emissioni illegali, e di portare avanti i vari progetti per soluzioni alternative che da tempo proponiamo. Proprio come quello dei bio-trituratori». —

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