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Fiamme di notte all’ex cantiere Giusti: tra gli abitanti crescono paura e rabbia

Un'immagine dell'area dell'ex cantiere Giusti per l'edilizia tra via Piccioni e via Foresi

La denuncia di una residente: «Questa è una terra di nessuno, lo segnaliamo da anni ma finora nessuno è intervenuto»

PISTOIA. Si trova a pochi chilometri dal centro città, ma per mille motivi la popolosa frazione di Bottegone rimane l’emblema della parola “periferia”.

Proprio per smorzare l’immagine ruvida del paesone cresciuto a suon di palazzi di edilizia popolare nel dopoguerra, sarebbe dovuta nascere – intorno al supermercato Conad – un’area residenziale di pregio grazie alla convenzione del 2006 tra la ditta Giusti per l’Edilizia e il Comune di Pistoia. Ma lo stop ai lavori e il successivo fallimento dell’azienda, nel 2018, ha fatto dell’area tra via Piccioni e via Foresi, una prateria abbandonata colma di erbacce: un’altra spina nel fianco di Bottegone. I residenti da anni ne denunciano il degrado.


Ma nella sera di venerdì 23 luglio gli abitanti stessi hanno evitato che una fiammata tra le sterpaglie che hanno ormai ricoperto la zona desse vita ad una situazione di grande pericolo. «Abbiamo visto una fiammata venire dall’area incolta – racconta Graziella Lombardi, residente della zona – e subito abbiamo chiamato i vigili del fuoco. Fortunatamente quando sono arrivati, l’incendio nato nelle erbacce mai tagliate e seccate dal caldo di questi giorni, l’avevamo già spento noi residenti che ci siamo precipitati giù con i secchi d’acqua. Ma la paura è stata tanta. Da anni segnaliamo una situazione che per tutti noi sta diventando sempre più difficile, perché al degrado di un cantiere abbandonato, si sommano sempre più problemi di igiene e di sicurezza».

Le segnalazioni al Comune e non solo, sono state tante, anche prima del piccolo incendio di venerdì. L’ultima, tramite il nostro giornale, era stata lanciata proprio alla fine del primo lockdown, nel giugno 2020, con gli abitanti della zona a lamentare la difficile convivenza con un cantiere che doveva dare lustro ed invece ha declassato l’area.

A meno di una settimana da quell’articolo, il 27 giugno sempre dalle colonne del “Tirreno”, l’ex assessore all’urbanistica Alessandro Capecchi e quello ai lavori pubblici, Alessio Bartolomei, avevano rassicurato che sarebbe stato proprio il Comune a completare almeno le opere pubbliche previste nel progetto. Un piano messo a punto grazie ai soldi richiesti alla compagnia assicurativa che, tramite due polizze fideiussorie, aveva garantito risarcimenti se (com’è successo) Giusti non avesse dato seguito agli impegni presi nella convenzione alla base del cantiere risalente addirittura al 2006. Un anno fa il Comune aveva incassato 385mila dei 659mila euro e aspettava il resto.

I residenti aspettano invece di capire. Non tanto che fine farà il cantiere, questione annosa, col tira e molla pubblico- privato e un fallimento in mezzo, di cui sono perfettamente consapevoli. Vogliono capire come mai, oltre a non beneficiare del miglioramento di un’area in cui molti hanno deciso di trasferirsi proprio per i piani di sviluppo, si ritrovano prigionieri del degrado e della sporcizia e ostaggio delle crescenti situazioni di pericolo. D’estate, quando dalle sterpaglie vanno e vengono i topi e una sigaretta gettata a terra incivilmente può generare un rogo. Ma anche quando piove troppo e il piccolo invaso del cantiere si allaga.

Pericolo che c’è anche per i bambini e i passanti, perché ovunque può spuntare un ferraccio o un pezzo di metallo arrugginito là dove magari sarebbe dovuto sorgere un lampione. Oltre al danno di trovarsi accanto a casa un cantiere fermo, i residenti si sentono beffati nel vederlo trasformare in una terra di nessuno. Dove da un anno a questa parte, nessuno – se non i cittadini – hanno tagliato l’erba o ripulito. Almeno un po’. —