«Nostro figlio ci disse: sono omosessuale»

Pistoia, al presidio di Toscana Pride il racconto tra coraggio e timori dei genitori di un adolescente

PISTOIA. Tra lo sventolio delle bandiere arcobaleno e il clamore dei fischietti, gli applausi più scroscianti sono stati per loro. Quando, dai gradini di piazza del Duomo, alternandosi al microfono, marito e moglie, pistoiesi, hanno raccontato la propria esperienza, della nuova sfida iniziata poco più di un anno fa, quando «nostro figlio più piccolo – hanno spiegato – ci ha detto di essere omossessuale. Lui aveva 16 anni e per noi genitori è stato un fulmine a ciel sereno».



E davanti alle circa trecento persone (tanti i giovanissimi) che hanno aderito al presidio “Liberiamo i diritti-Facciamo rumore!”,organizzato da Toscana Pride anche a Pistoia, hanno raccontato delle rassicurazioni immediate fatte al figlio che per loro nulla sarebbe cambiato, ma anche delle paure per una società ancora non accogliente e dello smarrimento iniziale: «Le prime notti è stato difficile addormentarsi». E poi dell’aiuto ricevuto da altri genitori come loro, quelli dell’associazione Agedo di Livorno, e della nuova presa di coscienza raggiunta: «Nostro figlio non è cambiato, anzi, adesso è finalmente se stesso, addirittura più forte perché non più costretto a recitare una commedia. Il problema è solo nella nostra cultura ammuffita, la quale continua a vedere qualcosa di sbagliato in loro, qualcosa di innaturale che deve essere nascosto».

Da lì, l’esigenza di fare qualcosa. «Per tuo figlio ma anche per tutti coloro che vivono la stessa esperienza. Abbiano deciso quindi di portare i nostri panni in piazza e mostrare che non sono poi così sporchi» ha spiegato la madre.

E la piazza, piazza del Duomo, i due genitori li ha accolti ricambiandone l’entusiasmo e li ha ascoltati.

«Le paure non sono comunque passate – ha confidato la madre al microfono – Sai che la società, ancora oggi, non è accogliente nei confronti dlele diversità. Pensi all’apprensione che dovrai provare ogn volta che tuo figlio uscirà da solo con il suo ragazzo, temi che qualcuno possa offenderlo o addirittura fargli del male soltanto perché si terranno per mano».

Ha parlato poi di quella sorta di corto circuito scattato in loro. «Gli hai insegnati a essere corretto, sincero, a non aver mai paura dei suoi sentimenti. Gli hai insegnato che amare è la nostra capacità più elevata e gratificante e che non c’è niente che ti fa volare come quando sei innamorato. E poi ti ritrovi a parlare di discriminazione, gli dici di stare in guardia proprio durante i suoi momenti più teneri, di mantenere un atteggiamento sobrio perché ancora una parte della società ritiene tali semplici atteggiamenti offensivi».

E la manifestazione di ieri in piazza Duomo aveva proprio l’intento di cambiare anche quella parte della società. Basta con i confini, con i campanilismi, con il noi e il voi ha detto il padre del ragazzo. «Alla faccia del campanilismo, oggi Prato e Pistoia sono unite fianco a fianco per combattere insieme questa battaglia». Una battaglia che passi attraverso l’educazione dei giovani e anche degli adulti.



«Da padre vorrei dare una mano a tutti i genitori che per mille ragioni fanno fatica ad accettare l’omosessualità o la diversa identità di genere dei propri figli. Sappiamo bene che non è facile, poiché anche noi siamo figli di genitori che provengono da un mondo in cui le diversità non erano nemmeno concepite. Ecco perché oggi sta a noi, alla nostra generazione, riuscire a fare un passo avanti per cancellare quel fardello e per far volare leggere le persone che amiamo di più», ha concluso con gli occhi carichi di entusiasmo. —

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