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L’ex marito è gravemente malato, la Corte d’appello gli evita lo sfratto

L’avvocato Giovanni Ligato e, a fianco, il palazzo di giustizia di Firenze, sede della Corte d’appello

Pistoia: il giudice, non tenendo conto del suo stato di salute, aveva assegnato la casa alla moglie e al figlio

PISTOIA. Un provvedimento probabilmente destinato a segnare la strada verso un approccio alternativo a quello, granitico, che, da sempre, nelle vertenze di separazioni tra coniugi, tende a tutelare a prescindere gli interessi di madre e figlio. Così come aveva fatto il giudice civile del tribunale di Pistoia il 25 marzo scorso, che, con un’ordinanza d’urgenza aveva assegnato a ex moglie e figlio la casa familiare, con tanto di conseguente sfratto per l’ex marito programmato per il prossimo 28 luglio. Nonostante le gravissime condizioni di salute dell’uomo, già invalido civile al cento per cento perché affetto da una malattia neurodegenerativa incurabile destinata a portarlo alla totale non autosufficienza e alla morte. Sfratto adesso scongiurato dalla Corte d’appello di Firenze, che ha accolto il ricorso presentato dall’ex marito attraverso il suo avvocato Giovanni Ligato, del foro di Prato. I giudici della prima sezione civile, con un provvedimento notificato martedì, hanno revocato l’ordinanza del collega pistoiese, attribuendo all’uomo il godimento della casa familiare (di proprietà comune ai due ex coniugi al cinquanta per cento), riconoscendo la preminenza del suo gravissimo stato di salute sull’interesse del figlio a restare nell’abitazione in cui è cresciuto.

«Una deroga alla giurisprudenza granitica in favore della madre e del minore, e dunque di grande rilievo in materia di famiglia e separazioni – spiega l’avvocato Ligato – Sono poche in Italia le ordinanze di tale tenore. Dopo la Corte d’appello di Venezia – caso da me citato nel reclamo – che riguardava un non vedente, adesso la Corte d’appello di Firenze ha preso una posizione ferma in merito a tale rare e terribile invalidità, ponendo probabilmente le basi per un nuovo approccio a tali tematiche».


Il codice di procedura civile prevede che l’assegnazione della casa avvenga tenendo conto prioritariamente dell’interesse dei figli. A meno che tale interesse non confligga con un altro, altrettanto, o maggiormente rilevante. Precisazione di cui il giudice civile del tribunale di Pistoia non ha tenuto conto.

«In effetti – spiega la Corte d’appello di Firenze nella sentenza di revoca – il reclamante ha una gravissima situazione sanitaria. La malattia da cui è affetto (corea di huntington ) per la quale è stato riconosciuto invalido al 100 per cento e che gli impedisce qualsiasi forma di attività lavorativa, è malattia neurodegenerativa per la quale non esiste cura se non dei sintomi... La progressione della malattia evolve in una perdita completa dell’autonomia, per cui i pazienti necessitano di un’assistenza costante, e infine nel decesso».

Di fronte a tale situazione, i giudici fiorentini hanno ritenuto valore e diritto preminenti quelli della salute «del soggetto che non può vedersi privato dell’habitat dove verosimilmente ha acquisito abitudini di vita che lo alleviano nella prassi quotidiana, non dissimilmente, e anzi forse maggiormente, che nella ipotesi descritta e decisa da Corte d’appello di Venezia il 6 marzo 2013 (e citata dall’avvocato Ligato, ndr). Nel caso odierno, la situazione è anche più grave accompagnandosi a disturbi anche psichiatrici, che rendono impensabile la sopportazione dello stress correlato al rilascio della casa».

«Di contro – conclude la corte – l’età del minore consente di ritenere che egli possa agevolmente affrontare il trasferimento in altra residenza (posto che tra l’altro ha vissuto in un’altra casa sino al 2016) , soprattutto laddove venga reso edotto della non ascrivibilità a volontà del padre della sua situazione di salute, anche psichica». —

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