Cento anni in altalena tra entusiasmi e fallimenti

Giacomo Carobbi

PISTOIA. Fu Ciro Papini, nel 1921, a iscrivere per primo il proprio nome nell'elenco dei 47 presidenti della Pistoiese: dopo di lui fu la volta del giovane Francesco Vallecorsi, "padre" del calcio pistoiese, a cui seguirono una serie di nomine di stampo fascista. Tutte brevi e avare di emozioni. Si ricordano dietro la scrivania anche gli ex giocatori Elio Civinini e Raffaello Niccolai, i politici (tutti DC) Palmiro Foresi, Giovan Carlo Iozzelli e Giorgio Braccesi e gli imprenditori Vannino Vannucci, Valtiero Filippi e Oriano Ducceschi. Quest'ultimo, in carica dal 1965 al 1973, fu protagonista del primo vero ciclo di presidenza stabile e duraturo. Un anno dopo si aprì l'era di Marcello Melani, dieci anni (1974-1984) rimasti scolpiti nella storia arancione per la scalata dalla D alla A. Dal "Faraone" la palla passò a Roberto Dromedari: quattro anni sofferti (1984-1988), culminati con il secondo fallimento della storia. Fu Mario Frustalupi, nel 1989, a far ripartire la macchina arancione, prima di lasciare il testimone a Roberto Maltinti che riconquistò la B, nel 1995. Tre anni dopo gli successe Luciano Bozzi, che dopo tre stagioni in B lasciò dopo una retrocessione. Il testimone fu raccolto nel 2003 da Anselmo Fagni, alla cui scomparsa fu sostituito dal figlio Maurizio. Due anni più tardi la proprietà della Pistoiese passò alla famiglia Braccialini con retrocessione e fallimento nel 2009 (il terzo della storia). Fu l'allora sindaco Renzo Berti ad affidare la presidenza a Fabio Fondatori, suo capo di gabinetto. E nel 2010, iniziò la lunga era Ferrari.


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