Zona rossa ma scuole semiaperte a Pistoia

Presidi nel caos alle prese con l'obbligo di accogliere a scuola i figli dei "lavoratori indispensabili"

PISTOIA. Attivare in tempo la didattica digitale integrata, rielaborare i nuovi orari di lezione, fornire pc o tablet per le lezioni a distanza alle famiglie che ne sono sprovviste. E garantire a chi ne ha diritto di continuare a frequentare le lezioni a scuola, in presenza. Il tutto, nel giro di un finesettimana.

Le scuole dell’infanzia, elementari e medie stanno vivendo giorni di caos dopo il ripristino della cosiddetta “didattica digitale integrata” (in sigla, Did), imposta con la proroga della zona rossa in provincia. Da sabato 6 marzo, infatti, a seguito dell’entrata in vigore del primo decreto Covid del governo Draghi, tutte le scuole pistoiesi sono chiuse, ma solo parzialmente. I presidi infatti devono fare i conti con l’ obbligo di garantire lezioni in presenza non solo per gli studenti con disabilità o bisogni educativi specifici, ma anche per i figli dei cosiddetti “key workers”. Chi sono? Tutti quei “lavoratori essenziali” che appartengono alle categorie che durante il primo lockdown del marzo 2020 dovettero continuare a lavorare, mentre al resto del paese fu imposto lo stop. Non solo medici e forze dell’ordine, ma anche insegnanti, lavoratori dei trasporti e agricoltori, solo per citare alcune categorie. I loro figli, in media per ogni scuola, rappresentano tra il 25 e il 30 per cento degli studenti.


Oltretutto, l’ordinanza regionale che disponeva la chiusura delle scuole è stata trasmessa solo la notte tra venerdì 5 e sabato 6 (ignorando il fatto che le scuole medie hanno lezione anche il sabato e la comunicazione sarebbe dovuta arrivare prima, nda): quindi fino al venerdì mattina si era nell’incertezza sul colore della provincia la settimana successiva. Per cui ai dirigenti scolastici – abbandonati al loro destino – non è rimasto che procedere in ordine sparso, arrangiandosi come potevano. Circolare dopo circolare, infatti, a partire da venerdì 5 (quando ancora le scuole non erano stato chiuse ufficialmente) i dirigenti degli istituti comprensivi hanno firmato avvisi per i genitori in cui invitavano i genitori interessati a presentare richiesta per la didattica in presenza, vista la probabile chiusura della scuola, a partire da sabato 6 per le medie e da lunedì 8 per scuole d’infanzia ed elementari.

Se, infatti, per i bimbi disabili o con bisogni educativi specifici il diritto a seguire le lezioni a scuola è riconosciuto in automatico, per i figli dei key workers la richiesta deve arrivare dalla famiglia, mediante la compilazione di appositi moduli sui siti delle scuole.

Il tempo a disposizione per la richiesta, in molti istituti, scadeva addirittura sabato, in modo da consentire alla singola scuola la possibilità di esaminare le richieste e attivare il servizio di didattica in presenza a scuola almeno da martedì 9 marzo. Insomma, una corsa contro il tempo per riuscire a fare tutto per la prima (e finora unica settimana) in cui si ha la certezza che la provincia rimarrà in zona rossa. L’ordinanza della Regione, infatti, chiude le scuole fino a venerdì 12, giorno in cui – c’è da scommetterci – per i dirigenti scolastici sarà di nuovo una giornata di fuoco, in attesa di capire cosa accadrà il giorno successivo.

Per questa settimana, comunque, la modalità di lezione prevista sarà simile in molte scuole, e si baserà appunto sulla didattica digitale integrata, la cosiddetta “Did”.

Questa prevede che l’insegnante stia in aula a fare lezione sia al "gruppo classe" in presenza, sia ai compagni collegati da casa con il proprio pc.

Ma in molte scuole, «per far frequentare laboratori o garantire una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione degli alunni con disabilità – si legge ad esempio nella circolare dell’istituto Bonaccorso da Montemagno di Quarrata – ci sarà anche la possibilità di far frequentare ogni giorno un piccolo gruppo di allievi di ogni classe». Insomma, scuole chiuse, ma fino a un certo punto. —