La crisi da Covid dello zoo di Pistoia: niente visitatori, ma le spese restano. E in tanti lo aiutano - Video

Servono 3.000 euro al giorno per garantire agli animali cibo, cura e assistenza veterinaria. Molti acquistano biglietti online senza data in attesa della riapertura. Sui social la campagna per adottare i pinguini africani

Il giardino zoologico di Pistoia è chiuso al pubblico, da quando la provincia di Pistoia è in zona rossa, ma i visitatori e gli appassionati non si dimenticano di sostenerlo. E lo fanno comprando on line i biglietti anche se al momento non si possono usare, mandando donazioni oppure semplicemente adottando a distanza un animale del giardino. Perché allo zoo di Pistoia la gestione è familiare e anche una zebra oppure una locusta hanno un nome di battesimo e una storia da raccontare. Ci sono la zebra Samia con il puledro Marcellino e il compagno Marcello, le tapire sudamericane Nausica e Tulua, le lontre asiatiche Arturo e Margherita, sempre in posa per una foto, l'orso Micco che ora è in letargo, ma anche la tarantola rosa del Cile che si chiama Briciola. L'atmosfera è casalinga, ma rispettosa delle specie ospitate che sono giornalmente seguite da esperti e veterinari.

Coronavirus, la crisi della zoo di Pistoia: l'appello del direttore della struttura



Gli animali di Pistoia a differenza di altri zoo sparsi per il mondo di sicuro non soffrono la fame per la mancanza di visitatori. Sono fortunati anche perché hanno a disposizione spazi grandi e ricavati nella natura. Cantava Enzo Jannacci, nel capolavoro scritto con Dario Fo, che «si potrebbe andare tutti quanti allo zoo comunale, Vengo anch'io? No tu no Per vedere come stanno le bestie feroci e gridare aiuto, aiuto è scappato un leone e vedere di nascosto l'effetto che fa». Per i bambini degli anni '70 era il ritornello dei genitori che annunciava una delle gite più desiderate la domenica.

I lemuri sono diventati un simbolo dello zoo di Pistoia


Fortunatamente il Covid non ha colpito alcun animale della struttura, stanno tutti bene. Va un po' meno bene a livello economico. Nel 2021 lo zoo è stato aperto solo due settimane, in inverno, nel periodo considerato bassa stagione. Ma i visitatori non hanno abbandonato il parco arrivando dall'area metropolitana e da tutta la Toscana nelle uniche giornate di apertura. Non è semplice affrontare il terzo lockdown avendo sulle spalle 400 animali, escludendo tartarughe marine, invertebrati e coccodrilli. Nel 2020 lo zoo di Pistoia ha compiuto mezzo secolo, ma nessuno ha potuto festeggiare il 19 aprile.

Una storia familiare, tramandata di generazione in generazione fino ad oggi. Il dottor Paolo Cavicchio racconta orgoglioso una lunga storia di amore per gli animali. Era il 1970 quando il nonno materno Raffaello Galardini inventa lo zoo di Pistoia. «Lui aveva un'impresa che imbottigliava birra, un lavoro intenso d'estate, ma in inverno non sapeva cosa fare - racconta Cavicchio, che è anche il direttore del parco - Era proprietario di questo terreno, una silvicultura di pini abbandonata. Partì con un piccolo bar ristorante , un laghetto con le papere, qualche pappagallo e due fagiani».

Da due fagiani a due leoni il passo è stato breve. «Mio nonno comprava sempre un giornale che al tempo era piuttosto comune in Toscana che si chiamava Diana. Una mattina lesse un avviso in cui venivano offerti in vendita animali esotici. Il venditore era molto famoso all'epoca, si chiamava Angelo Lombardi, un presentatore tivù, ma anche un grande commerciante di animali, assiduo frequentatore dell' Africa, nel film Quo Vadis portò lui le bestie. E fu lui a proporre a mio nonno leoni e tigri». A muoverlo la curiosità per tutto ciò che è esotico. « E il parco è cresciuto velocemente - commenta Cavicchio - perchè la gente era interessata a conoscere le fiere dal vivo».

Quando c'è da accudire un esercito di animali non esistono Natale, Capodanno e feste comandate. «Mantenere tutti questi animali non è uno scherzo - spiega il direttore - Stavamo programmando i festeggiamenti del cinquantenario che sarebbero durati tutto l'anno con vari eventi, incontri, conferenze ed è arrivata la pandemia. A marzo dello scorso anni speravamo che sarebbe durata solo qualche settimana, avevamo grandi progetti per ripartire. Poi abbiamo capito che la situazione era molto complicata».

Un gruppo di suricati allo zoo di Pistoia

Poi ci fu la riapertura il 23 maggio. «Ma la prima parte dell'alta stagione era andata. Scuole, gite, finito tutto. Solo l'anno precedente avevamo registrato 12 mila presenze di studenti, nel 2020 mille e 50, un decimo. Ci sono arrivati gli stessi ristori' delle altre imprese, ovvero il 15% di tutta la perdita». Troppo poco per mantenere un parco che costa tremila euro al giorno. «Quello che ci ha dato la possibilità di sopravvivere è stato la stima di tanti visitatori che hanno comprato il biglietto online che è spendibile entro l'anno e che hanno fatto l'abbonamento - dice Cavicchio - Tanti sono venuti quando abbiamo potuto aprire da fine maggio a fine ottobre. Abbiamo ricevuto delle donazioni da privati e abbiamo adottato un sistema di adozione delle specie. I dipendenti sono stati messi in parte in cassa integrazione, ma quelli che si occupano in maniera specifica degli animali devono restare al proprio posto per accudirli e nutrirli». —

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