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Genitori pronti a ritirare i figli da scuola: «Dopo le quarantene, tamponi obbligatori»

Più garanzie prima del ritorno in classe: le famiglie degli alunni della primaria di Candeglia si appellano alla Regione

PISTOIA. «Siamo pronti a ritirare i nostri figli da scuola». Loro, i genitori degli studenti della scuola primaria “Gianni Rodari” di Candeglia, si appellano alla Regione. Per chiedere di cambiare le regole e per risolvere quella che definiscono «una falla nella normativa». Nella scuola, infatti, ormai oltre un paio di settimane fa, ben otto i alunni (e pure qualche insegnante) sono risultati positivi al Covid-19. La classe, allora, è stata messa in quarantena. Come da protocollo. E ora, gli studenti (perlomeno quelli che non hanno manifestato sintomi evidenti), dopo due settimane di isolamento fiduciario, sono tornati in aula. Tutto secondo le regole, certo. Ma sono tanti, tantissimi i dubbi che affollano la mente dei genitori. Come spiega uno di loro.

«Nel mio caso – racconta – abbiamo atteso il decimo giorno da quello che viene definito “un contatto stretto con un caso Covid”, e poi mio figlio si è sottoposto al tampone che, per fortuna, è risultato negativo. Lo stesso abbiamo fatto noi adulti, proprio per stare più tranquilli. Ma dal confronto con gli altri genitori è emerso che la maggior parte di loro ha atteso che trascorressero i 14 giorni di isolamento fiduciario senza sintomi evidenti collegabili al virus. Poi la famiglia ha compilato un’autocertificazione e i bambini sono tornati in classe».


Nulla di strano, sia chiaro, perché la normativa prevede proprio queste due ipotesi: il bambino che è stato in contatto con un positivo può rientrare a scuola al decimo giorno con in tasca l’esito di un tampone negativo oppure dopo 14 giorni di quarantena senza sintomi evidenti.

Ma i genitori non lo negano: sono preoccupati.

«I bambini che hanno contratto il coronavirus sono tutti quanti in gran parte asintomatici – spiega la delegazione – Hanno avuto un po’ di raffreddore, nulla di più. Il nostro timore è che anche altri, senza aver eseguito un tampone, possano essere positivi, pur non sapendolo. Immaginiamo che impatto potrebbe avere su chi sta loro intorno: per i nonni che, per la loro età, rappresentano la categoria più fragile. Ma non solo: nelle famiglie ci sono immunodepressi, persone con patologie croniche e pure chi sta seguendo chemioterapie. Non si tratta di un aspetto da prendere a cuor leggero. Perché, ormai lo sappiamo, il virus si propaga a macchia d’olio».

I genitori, quindi, si sono rivolti alle istituzioni.

«Lo abbiamo fatto presente alla dirigente scolastica e anche al sindaco Alessandro Tomasi – spiegano – In tutti e due i casi ci siamo sentiti rispondere che questa è la normativa e che non c’è molto da fare. Allora ci appelliamo alla Regione, perché intervenga al più presto per risolvere questa falla. Quando i bambini rientrano in classe, infatti, bisogna essere certi che siano negativi al virus. Altrimenti, anche per questo, la catena di contagi non si fermerà mai». —

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