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Coronavirus, boom di casi nella provincia di Pistoia: i comuni più colpiti

Il professor Francesco Menichetti non ha dubbi: sono numeri da lockdown

PISTOIA. «Un lockdown mirato nei territori più colpiti dal virus. Per due o tre settimane». Perché con quel tasso d'incidenza dei contagi di gran lunga superiore ai 250 ogni 100mila abitanti c'è poco da stare tranquilli. È’ quello il limite che, in effetti, avrebbe dovuto imporre la misura restrittiva proposta dall’Istituto superiore di sanità e supportata dal Comitato tecnico scientifico, poi rigettata dalle Regioni perché troppo stringente.

Ma la sostanza non cambia: in provincia di Pistoia il numero di contagi è ancora troppo elevato. Da settimane, ormai. E basta snocciolare un po' di numeri per rendersene conto. Per il professor Francesco Menichetti, primario di Malattie Infettive dell'azienda ospedaliera universitaria di Pisa, la soluzione sarebbe una soltanto: «Un lockdown nei luoghi in cui si verifica il picco di contagi – precisa l'epidemiologo – Una misura considerata impopolare, ma potenzialmente utile. Una soluzione ancora più radicale rispetto alla zona rossa, ma necessaria per bloccare l'avanzata del virus. Soprattutto ora che cominciano a circolare pure le varianti. In questo modo la loro diffusione si traccerebbe in anticipo e potremmo fotografare meglio le situazioni territoriali. E intervenire prima che sia troppo tardi».


La Fondazione Gimbe, ente no profit con sede a Bologna che elabora e analizza i dati raccolti dal ministero della Salute, nelle ultime due settimane (dal 2 al 16 febbraio), registra, nella nostra provincia, 375 contagi ogni 100mila abitanti. Ben oltre la media regionale che, nello stesso periodo, si attesta, invece, a 244 casi.

E poi ci sono i numeri relativi ai comuni. Neanche quelli troppo incoraggianti. Il tasso d'incidenza giornaliero (quello più elevato nel corso della settimana presa in esame) spetta ad Abetone Cutigliano che, da solo, raggiunge quota 444,8 contagi ogni 100mila abitanti, seguito da Ponte Buggianese con 387,6 nuovi e Uzzano con 316,3 contagi, a fronte di una media regionale di 127,55 contagi. E la situazione non cambia neppure se analizziamo i dati nella settimana dal 15 al 20 febbraio (da considerare che, in questi calcoli, non sono compresi i dati relativi alla giornata di oggi e, dunque, sono numeri destinati a crescere ancora): Montale sta in testa con 346,3 contagi ogni 100mila abitanti e, a ruota, Massa e Cozzile con 333,8 nuovi casi e Abetone Cutigliano con 311,4 contagi: la media regionale, intanto, si ferma a 120,05. Il singolo dato di ieri, poi, è rilevante.

Il triste primato spetta a Massa e Cozzile con 154,12 casi ogni 100mila abitanti, seguito dai 145,06 contagi di Lamporecchio: i due comuni della nostra provincia tra i più colpiti dalla pandemia, ieri, con diversi studenti, tra gli altri, contagiati dal virus. Sono state diverse infatti, nelle ultime settimane, le scuole in cui il Covid si è diffuso. Di nuovo. E, di conseguenza, siamo tornati indietro di qualche mese, assistendo a uno scenario già tristemente conosciuto: intere classi in quarantena, scuole chiuse per sanificare i locali e, ovviamente, l'attivazione della didattica a distanza per consentire comunque lo svolgimento delle lezioni.

«Di fronte a numeri del genere – conclude il professor Menichetti – esiste un'unica soluzione. E' necessario intervenire sugli ambiti territoriali ristretti, correre ai ripari finché siamo in tempo. Non si tratta di fare dell'allarmismo, ma di risolvere un problema».

Diversi esperti, infatti, hanno sottoposto all'attenzione del presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, un appello: quello di procedere con chiusure mirate per impedire al virus di continuare a circolare. Una situazione che preoccupa, soprattutto adesso che le varianti stanno sempre più prendendo piede. Anche in provincia di Pistoia, come specificato nei giorni scorsi dall'Asl Toscana centro, è stato già individuato con certezza un caso di variante inglese. Ma non bisogna abbassare la guardia. «Sosteniamo le scelte del governo regionale – conclude il professor Menichetti – Il nostro è soltanto un suggerimento tecnico-scientifico, frutto dei nostri studi e della nostra esperienza sul campo. Ma la speranza che nutriamo è che possa essere uno spunto di riflessione per tutti noi. Perché l'obiettivo è comune: salvaguardare la salute pubblica di tutti i cittadini toscani. E dobbiamo lavorare insieme per far sì che questo scopo lo si raggiunga al meglio e in fretta. E, per farlo, c'è un solo modo: fermare la catena dei contagi. Ovunque». —

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