Camorra: dal volley di Quarrata al mattone, ecco come Ostento faceva da testa di legno per i Casalesi

Un fermo immagine del video diffuso dalla Finanza che immortala alcuni degli indagati e l’imprenditore Stefano Ostento

L'imprenditore finito agli arresti è accusato di essere il prestanome alla guida di un’azienda utilizzata per reinvestire il denaro sporco 

QUARRATA. Nell’ordinanza con cui lo ha messo agli arresti domiciliari, il gip del tribunale di Firenze lo definisce come “prestanome”. Ma sono ugualmente pesanti i reati che il giudice gli contesta. Stefano Ostento, 61 anni, imprenditore edile, tarantino di origine ma da tempo residente a Quarrata, è fra i 34 indagati sottoposti da ieri alle misure cautelari scattate nell’ambito dell’operazione “Minerva”, con cui la guardia di finanza ha portato alla luce un sistema di infiltrazione da parte di ambienti legati al clan camorristico dei Casalesi nel tessuto economico-imprenditoriale della Toscana.

Stefano Ostento, cotitolare della “Ostento costruzioni edilizia generale” di via Grosseto, a Quarrata è conosciuto ai più per essere da 14 anni il presidente della società sportiva Blu Volley, la più blasonata del settore in provincia di Pistoia. I reati di cui gli inquirenti lo accusano sono quelli di associazione per delinquere di stampo mafioso, autoriciclaggio, riciclaggio, intestazione e trasferimento fraudolenti di valori.


Dalle investigazioni della finanza è emerso che persone collegate al clan camorristico hanno reimpiegato milioni di euro di provenienza delittuosa in attività imprenditoriali anche sul territorio toscano, in particolare nel settore immobiliare, anche attraverso aziende edili direttamente controllate da loro. Secondo gli inquirenti sarebbero gli stessi promotori dell’associazione per delinquere (Antonio Esposito, Giseppe Diana e Raffaele Diana) i titolari di fatto dell’azienda di cui Ostento è sulla carta cotitolare, al 50 per cento con Daniela Petruta Abaloai, moglie di Esposito. L’azienda quarratina sarebbe una delle tante attraverso cui l’associazione avrebbe reinvestito – in acquisti di terreni e immobili e nella costruzione di villette a schiera, sia a Quarrata che a Lucca – soldi provenienti da un giro milionario di fatture emesse per operazioni inesistenti.

Nelle intercettazioni telefoniche – soprattutto nelle conversazioni fra Esposti e Ostento – secondo gli investigatori ci sarebbero le prove di come quest’ultimo di fatto non prendeva le decisioni autonomamente ma si atteneva alle disposizioni che gli venivano impartite dai vertici: «associato con ruolo preminente di prestanome a cui è intestata fittiziamente la Ostento costruzioni» lo definisce il giudice delle indagini preliminari di Firenze. Che nel decidere di disporre per lui la misura cautelare degli arresti domiciliari, spiega come il rischio di inquinamento probatorio sia rilevante per «le modalità raffinate di operatività del sodalizio per riciclare i proventi» e per «la spregiudicatezza nel prestarsi a intestazioni fittizie» da parte dell’imprenditore quarratino.

Attuale, secondo il gip, anche il pericolo di reiterazione dei reati: «Va apprezzata la pericolosità della condotta – spiega – desunta, in particolare, dal carattere stabile e continuato dell’adesione all’associazione, che appare grave proprio perché abituale, non essendo il comportamento dell’indagato un episodio isolato ma indice di una messa a disposizione».

Oltre che gli arresti domiciliari, nei confronti di Ostento è scattato anche il sequestro preventivo dei beni (anche quelli aziendali). —

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