Umilia e picchia la compagna: 35enne pistoiese a giudizio

Succube e terrorizzata dall’eventualità che lui la lasciasse, la ragazza ha subìto per oltre un anno ogni genere di vessazioni

Pistoia. Ormai succube, terrorizzata che lui la potesse lasciare, si era trasformata in ciò che quell’uomo – maschilista e ossessivamente geloso – voleva che fosse: il suo ideale di donna, sempre truccata e in ordine, che esisteva soltanto per lui, sempre pronta a soddisfare le sue voglie, che nei fine settimana andasse a prendersi cura della sua casa come fosse una domestica. Per meritarsi di diventare sua moglie. Niente più palestra, niente più corso di teatro e neppure quattro semplici chiacchiere con i colleghi durante la pausa pranzo a mensa, pena, scenate di gelosia e ritorsioni. E le uscite serali con le amiche erano ormai diventate soltanto un ricordo. Il tutto, sentendosi ormai talmente in difetto per non riuscire a rendere felice il suo uomo così come lui avrebbe voluto da dover andare dalla psicologa per “curare” quella sua inadeguatezza.

Alla fine, dopo oltre un anno di lavaggio del cervello, c’erano volute le botte per convincere la ragazza a troncare quella relazione malata. L’altra mattina, per l’ex compagno è scattato il rinvio a giudizio da parte del gup per il reato di maltrattamenti in famiglia. L’uomo – un 35enne pistoiese di cui non scriviamo le generalità per tutelare l’anonimato della ex compagna – dovrà comparire davanti al giudice monocratico del tribunale di Pistoia il 20 aprile.


La ragazza si era presentata in questura un paio di settimane dopo essere finita al pronto soccorso, picchiata dal compagno perché “colpevole” di essere arrivata a casa con quaranta minuti di ritardo, costringendo lui “a girare a vuoto in attesa che lei arrivasse a fare le faccende” sentendosi “umiliato per aver dovuto fare lui la lavastoviglie”. Chiusa fuori dalla porta per punizione, la ragazza era stata soccorsa dai vicini e accompagnata all’ospedale, dove era scattato il codice rosa.

Ai poliziotti aveva raccontato tutto ciò che aveva dovuto subire in quella sua travagliata storia d’amore, dello stato di sudditanza in cui si era ritrovata a vivere, tra continui attacchi di panico e crisi di pianto dovuti non tanto alle violenze psicologiche e ai continui maltrattamenti subiti ma alla convinzione di essere una donna talmente “sbagliata” da spingerla a cercare aiuto da una psicologa, per cercare di cambiare e diventare quella che il compagno considerava la moglie perfetta, in cucina e a letto.

Nel capo di imputazione a carico del 35enne pistoiese si parla di vessazioni continue e di un sistema di sopraffazioni volto ad annullare la personalità della compagna, a costringerla ad aderire al suo ideale di donna sottomessa e disponibile a qualsiasi sua richiesta. Un controllo ossessivo, messo in atto pretendendo una rigida disciplina domestica e imponendo pratiche sessuali spesso mortificanti. Con ogni mezzo, anche con le percosse e le cinghiate, tanto da mandarla in tre occasioni al pronto soccorso.