Medici di famiglia e pediatri faranno tamponi antigenici rapidi

Il dottor Beppino Montalti, presidente dell'Ordine dei medici

Beppino Montalti, presidente dell’Ordine professionale: «Saranno allestiti dei tendoni all’esterno degli ambulatori e gli orari saranno prestabiliti»

PISTOIA. Nei prossimi giorni sarà firmato l’accordo zonale e a breve (già a partire dalla fine di questa settimana) i medici di famiglia e i pediatri faranno anche i tamponi antigenici rapidi, quelli in grado di dare il risultato dopo 20 minuti. Sempre in prima linea, al fianco dei loro pazienti. Anche loro esposti e vulnerabili al coronavirus, proprio come tutti noi. Basti pensare che – come sottolinea il dottor Beppino Montalti, presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Pistoia – in tutta la provincia cinque medici hanno avuto (durante questa seconda ondata) uno scontro diretto con il virus. Per il dottor Montalti, sottoporre i pazienti ai test rapidi, sarà un’attività sanitaria aggiuntiva alle numerose incombenze con le quali già i medici di famiglia devono fare i conti ogni giorno. E, al tempo stesso, un’operazione anche più rischiosa.

Dottor Montalti, come funzionerà il nuovo servizio?

«Saranno allestiti dei tendoni all’esterno degli ambulatori. Lì ci saranno, in orari prestabiliti, dei gruppi di medici che, più o meno, manterranno la stessa organizzazione per le sedute vaccinali. Con molta probabilità un punto di riferimento sarà l’ex Ceppo. Un altro punto, nella nostra provincia, si troverà probabilmente a Casalguidi, subito fuori dal distretto sanitario».

Fare i tamponi è un’operazione delicata. Cosa ne pensa?

«Io la definirei piuttosto a rischio. Per questo è fondamentale che i medici di famiglia siano ben protetti. Tanto per intenderci: la sola mascherina non basterà, ci vorranno dotazioni “rinforzate”. Non dobbiamo mai dimenticare che dietro a ogni professionista c’è, prima di tutto, una persona».

Quindi quali sono le condizioni che lei ritiene necessarie?

«Prima di tutto, come detto, la sicurezza. E poi il rispetto delle organizzazioni che i medici si sono dati. Sono moltissime, infatti, le mansioni che i colleghi dovranno portare avanti. Penso, tra le altre cose, alle vaccinazioni. Il senso è che non possono essere lasciati da soli. E, in questo senso, un valido aiuto arriva dalle Usca (Unità assistenziali di continuità assistenziale). Peccato siano state sottovalutate».

In che senso?

«Le Usca hanno ricoperto un ruolo fondamentale durante la prima ondata, poi in estate sono state dismesse. Quando è arrivata la seconda ondata, ancora più violenta della prima, ci siamo fatti cogliere impreparati. E anche quando sono state riorganizzate, il personale era stato destinato ad altre mansioni. Per fortuna adesso sono tornate in azione».

I dati sono confortanti, i contagi in discesa: stiamo uscendo dalla fase critica?

«Non abbassiamo la guardia. Ricordiamo sempre che ci sono scale di priorità da rispettare. Non facciamoci tentare dai numeri in calo. Qui c’è la salute in gioco».