Caso Bonacchi, indagine da Csi: identikit dell’assassino da dna e fenotipizzazione

Tutte videoregistrate dai carabinieri le nuove deposizioni sul delitto di 24 anni fa: saranno esaminate dai profiler del Reparto analisi criminologiche

QUARRATA. Psicologi, psichiatri, criminologi, esperti in tecnologie informatiche e analisi della scena del crimine. Il Reparto analisi criminologiche dell’Arma dei carabinieri non esisteva ancora quando, la sera del 9 febbraio 1996, Romana Bonacchi venne assassinata. Sarebbe nato solo nel 2005, seguendo un po’ il percorso tracciato dall’Fbi con le sue Unità di analisi comportamentale. Ma adesso che l’inchiesta sul cold case della Ferruccia è stata riaperta, saranno gli specialisti romani ad affiancare gli investigatori del comando provinciale nelle nuove indagini. Così come faranno i colleghi del Ris, il Reparto investigazioni scientifiche, che, proprio in quest’ultimo mese, a Parma, stanno sperimentando l’innovativo procedimento che, attraverso una semplice traccia di Dna, anche in assenza di campioni con cui compararlo, consente di ricostruire colore degli occhi, colore dei capelli e colore della pelle.



Insomma, tutte armi in più a disposizione dei carabinieri del Nucleo investigativo per rivalutare tutte le prove raccolte a suo tempo sulla scena del crimine e anche le nuove testimonianze rese nelle scorse settimane da chi ventiquattr’anni fa era già stato preso a verbale e anche di chi allora non fu ascoltato. Testimonianze, tutte queste, che sono state e saranno nei prossimi giorni videoregistrate, proprio per essere inviate a Roma affinché siano sottoposte all’esame dei “profiler” del Reparto analisi criminologiche (che, come il Ris, fa parte del Racis, il Raggruppamento carabinieri Investigazioni scientifiche). Che si occuperanno, in base agli elementi raccolti dai colleghi pistoiesi, anche di elaborare un profilo criminologico dell’autore sconosciuto dell’omicidio.

Assassino che – con la nuova indagine vengono riesaminate le posizioni di tutti i sospettati, anche i più improbabili, presi in considerazione nel tempo – potrebbe tra l’altro nascondersi proprio tra le decine di persone chiamate a deporre.

Ed è per questo che saranno preziose le analisi che gli specialisti del Ris condurranno sui reperti raccolti la mattina del 10 febbraio 1996 nella villetta della Ferruccia. Soprattutto, su una presunta ciocca di capelli trovata stretta fra le dita della vittima, sulla bottiglia con cui l’assassino l’ha colpita alla testa prima di accoltellarla e sull’arma del delitto. Attraverso l’esame delle tracce di Dna trovate, attraverso il procedimento della “fenotipizzazione”, i tecnici dei carabinieri di Parma sono oggi in grado di stabilire sesso e caratteristiche somatiche dell’assassino. Una scrematura preziosa tra i possibili sospetti nel mirino della procura. —