Dopo 25 anni dal delitto:«Speriamo che ora Romana possa avere giustizia»

La vittima, Romana Bonacchi

Alla Ferruccia nessuno ha dimenticato. L’amica: «Se aveva un segreto a me non lo confidò mai»
Il racconto: nella villetta dell'omicidio

QUARRATA. Sono passati quasi venticinque anni da quel pomeriggio di sangue, ma nessuno ha dimenticato. Un evento troppo tragico per essere cancellato dalla memoria di coloro che già allora vivevano in quella tranquilla frazione della campagna quarratina. Soprattutto per chi Romana Bonacchi, quella «donna così buona» la conosceva: erano in tanti in un piccolo paese come la Ferruccia. Adesso, si lei, di come fu uccisa, di quelle 27 coltellate, del mistero che ancora avvolge l’efferato delitto, ne sono tornati a parlare, ricordano, si fanno domande. E dopo aver saputo della riapertura delle indagini da parte della procura di Pistoia – o essere stati addirittura nuovamente chiamati a raccontare ai carabinieri quello che della vittima sapevano – sono tornati a sperare in una risposta ai loro perché.

Come una delle amiche più strette della 55enne possidente uccisa il 9 febbraio 1996 nella sua villetta di via Ceccarelli. In una soleggiata ma quasi surreale domenica mattina, con le strade svuotate dai divieti anti contagio, la incontriamo quasi per caso nel cimitero del paese, a fianco della chiesa parrocchiale, dove da poco si è conclusa la messa. «Questo era uno dei posti dove ci ritrovavamo sempre. Tutti i giorni eravamo qui. Lei veniva dai suoi e io qui dalla mia mamma, dal mio babbo, dal mio nonno» spiega mentre si prende cura delle tombe dei propri cari, proprio a fianco di quelle dei genitori di Romana Bonacchi, che invece riposa un po’ più in là, in un’altra ala del cimitero.


«Certo che la conoscevo – continua – eravamo amiche. Veniva sempre a casa mia, ci ritrovavamo con altre amiche. Eravamo tante. Alcune non ci sono più... Speriamo che da questa nuova inchiesta esca qualcosa, che finalmente si possa sapere chi è stato. Poverina, mi dispiace tanto per la fine che ha fatto. Era una persona così buona».

La signora, che preferisce non dire il suo nome, è tra coloro – già tanti – che in queste ultime settimane sono stati ascoltati dagli investigatori dei carabinieri, così come lo furono (quasi tutti) 24 anni fa.

«Io non lo so perché fu uccisa – si rammarica – Forse ci saranno entrati di mezzo i soldi. A lei non gli mancavano. Mah, io quello che ho detto nei giorni scorsi ai carabinieri è quello che ho detto allora. Posso aver sbagliato di una virgola, sono passati quasi venticinque anni.... Comunque quello che dovevo dire l’ho detto. Qui in paese le cose si sanno e lei non aveva segreti. O almeno a me non lo ha mai confidato... Devo dire la verità, oramai non ci speravo più che potessero riaprire questa inchiesta. Quando sono venuti i carabinieri con questa notifica sono rimasta sorpresa: che sarà, che sarà... Ma mi immaginai che potesse essere questo perché poi l’hanno avuta anche mio figlio, mia sorella... Speriamo che si possa sapere, che finalmente abbia una spiegazione quello che è accaduto».

Alla Ferruccia sono ancora tanti coloro che Romana Bonacchi la conoscevano bene. Come si può arrivare conoscere bene una persona molto riservata, che nella sua vita non aveva mai confidato i suoi pensieri più intimi a nessuno. «Aveva un carattere particolare, riservato, ma era la persona più buona del mondo. Nessuno si sarebbe mai immaginato che potesse essere ammazzata così» racconta un anziano del paese all’uscita della messa.

«Il nostro è un paese e per noi fu una vera tragedia – aggiunge Massimo Coppini – Allora ne parlarono tutti, per anni. D’altronde fu un delitto così brutto. Qui ci si conosce tutti. Una morte così tremenda: per noi è impensabile che Romana potesse avere dei nemici. Se hanno riaperto il caso ci sarà un motivo. Speriamo. Divina o terrena che sia, se c’è una giustizia...».

Oggi come allora alla Ferruccia nessuno riesce a capacitarsi di ciò che è successo. «La gente ha fatto tante chiacchiere, ma solo quelli che non la conoscevano» spiega un anziano che fa due passi accanto a casa, proprio in via Ceccarelli, la lunga strada che da Bottegone arriva fino alla Ferruccia. In paese ricordano ancora quanto Romana fosse riservata, e diffidente nei confronti degli estranei. Al punto che quando il postino suonava il campanello, lei non gli apriva il cancello e dalla finestra gli diceva di lasciare le lettere in terra. E forse è proprio per via del sua carattere così chiuso, dice qualcuno, che non si arriverà mai a sapere cosa successe quella sera di 24 anni fa. —