«I nuovi vaccini antinfluenzali sono in arrivo. Ma non bastano»

Il dottor Andrea Giacomelli, presidente dell’Ordine dei farmacisti di Pistoia

Intervista ad Andrea Giacomelli (Ordine dei farmacisti di Pistoia). «Per il Covid tanta ansia e depressione tra i nostri clienti»

PISTOIA

Andrea Giacomelli è presidente dell’Ordine dei farmacisti e di Federfarma. Dottore, l’ultima emergenza è la carenza di bombole per la terapia con l’ossigeno per i malati di Covid. Ne avete ricevuta qualcuna indietro dopo il vostro appello come Federfarma?


«Sì, qualcuna è rientrata. Proprio due giorni fa è venuta da noi una signora che ne a veva alcune in casa da due anni e mezzo e se ne era dimenticata. Diciamo che riusciamo ad evadere tutte le richieste, ma la domanda è molto alta».

Poche dosi anche per il vaccino antinfluenzale. Eppure vaccinarsi è particolarmente importante quest’anno, anche in funzione anti-Covid.

«Quest’anno le farmacie si erano prestate a distribuire a medici di famiglia e pediatri i vaccini da somministrare alle categorie che ne hanno diritto, come gli ultra65enni. Ma i quantitativi di vaccino arrivati sono stati inferiori al previsto. Nei prossimi giorni la Regione ha assicurato l’arrivo di 50mila dosi di vaccino adiuvato (che potenzia la risposta immunitaria, ndr) e di 10mila di tetravalente. Sono un’altra briciolina, ma non bastano certo per il fabbisogno reale».

Perché così poche dosi?

«La produzione dei vaccini richiede tempi lunghi, per cui alle aziende devono arrivare per tempo le richieste. A inizio estate come Federfarma avevamo sollevato il problema della richiesta insufficiente, ma inutilmente. Poi le richieste vengono materialmente effettuate dalle singole regioni tramite gare. Un meccanismo complicato e lento».

Che ruolo stanno giocando le farmacie nel fronteggiare l’epidemia?

«Siamo gli unici presidi sempre aperti e accessibili. Abbiamo una rete capillare, con 81 farmacie in provincia, che copre anche le frazioni più sperdute. Per cui, oltre ai farmaci, siamo stati a disposizione anche per distribuzioni particolari, come le mascherine o i presidi per diabetici».

Quali richieste vi sentite rivolgere in questi tempi di pandemia?

«Parliamo con tante persone che a causa delle restrizioni dovute al Covid sono alle prese con stati d’ansia, depressione, difficoltà a dormire. E poi il Covid ha provocato un enorme interesse per dispositivi che prima pochi conoscevano. Le mascherine sono l’esempio più eclatante, ma non l’unico. Per esempio, tanti oggi si informano sui saturimetri (strumenti che dall’estremità di un dito consentono di misurare la quantità di ossigeno nel sangue, ndr)».

Le farmacie sono effettivamente un patrimonio di presidi sul territorio. Riuscite a collaborare efficacemente con le altre istituzioni?

«Il problema è che i soggetti sono molti. Con alcuni c’è dialogo. Ad esempio con il Comune di Pistoia abbiamo firmato pochi giorni fa un protocollo sulla consegna domiciliare dei farmaci. Ma, ripeto, gli interlocutori sono molti. A volte disponibili, a volte meno». –



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