Quarrata, caporalato e lavoro nero nell’azienda che produce anche le tute anti-Covid

I controlli all’interno dell’azienda di confezioni quarratina

Blitz dei carabinieri in una ditta di confezioni: quattro denunciati, sanzioni per 143.000 euro

QUARRATA.In questo periodo parte della produzione era stata riconvertita nella produzione delle caratteristiche tute bianche che vengono utilizzate dal personale sanitario e dalle forze dell’ordine per difendersi dal contagio da coronavirus. Ma era in generale nel confezionamento di abiti che i lavoratori che sono stati trovati all’interno del capannone venivano sfruttati, costretti a lavorare 7 giorni alle settimana, con turni di 12 ore e pagati a cottimo qualche centesimo di euro per ogni capo confezionato.

È stato mercoledì mattina che, nell’ambito delle attività d’indagine finalizzate al contrasto dell’illecita gestione dei rifiuti industriali, il Nucleo investigativo dei carabinieri di Pistoia – in stretta sinergia con gli ispettori dell’Asl, con il comando provinciale dei Vigili del fuoco, con la Polizia municipale di Quarrata e con la locale stazione Carabinieri (ed il supporto specialistico del Nucleo carabinieri Ispettorato del Lavoro) – che ha effettuato un blitz in una ditta tessile quarratina, che ha portato alla denuncia di 4 cittadini cinesi in stato di libertà: il titolare della ditta ed il suo “caporale”, e due operai clandestini per i quali è stata avviata la procedura di espulsione.


I primi due sono accusati della violazione dell’articolo 603 bis del codice penale, ovvero aver i sottoposto i lavoratori a condizioni di sfruttamento approfittandosi del loro stato di bisogno.

Al responsabile della ditta – a cui è stata imposta la sospensione delle attività produttive – oltre alle violazioni per lo sfruttamento della manodopera in nero (15 lavoratori in nero su 16 complessivi, cioè oltre il 93% dei lavoratori presenti) e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, è stata anche contestata la violazione delle normative anti infortunistiche, in quanto le uscite di emergenza erano chiuse a chiave ed era bloccato l’accesso diretto ai sistemi antincendio, che risultavano tra l’altro non revisionati da oltre 18 mesi.

Sono in corso ulteriori accertamenti per la verifica del rispetto delle normative igieniche, anti incendio e urbanistico-edilizie sul capannone, in cui, oltretutto, gli immigrati mangiavano e dormivano.

Le contravvenzioni amministrative elevate a carico della ditta ammontano ad ora ad oltre 143.000 euro, in attesa delle ulteriori verifiche. —