Decine di circoli sono stati chiusi. «Per molti a rischio la sopravvivenza»

Silvia Bini (Arci): non condividiamo la decisione del governo che non tiene conto della funzione sociale di queste realtà 

PISTOIA. Il Dpcm del 24 ottobre per il contrasto alla diffusione del Covid-19 dispone la chiusura di oltre 70 circoli Arci in provincia di Pistoia, su un totale di oltre cento basi associative affiliate. A rimanere aperti sono solo gli spazi all’interno di quelle strutture dove le attività di somministrazione sono affidate a soggetti privati. E comunque, anche in questo caso, se la struttura ha spazi riservati a uso esclusivo dei soci, questi devono rimanere chiusi. Come accade a Bottegone, dove le sale al primo piano sono inaccessibili. Il chiarimento del Ministero degli Interni, arrivato nella serata del 27 ottobre, spazza via ogni dubbio in merito, ma anche le speranze di chi aveva creduto di poter continuare a portare avanti le proprie attività di socialità. Il provvedimento, infatti, specifica l’obbligo di “chiusura dei centri culturali, sociali e ricreativi e la sospensione dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande ai soci”. Non solo Arci. Ma, tra gli altri, anche i circoli Acli e Mcl. A chiudere il bandone, già dalla giornata di mercoledì, alcuni storici circoli Arci di Pistoia come il Bugiani, Le Fornaci, Hochimin di Porta al Borgo, ma anche i circoli Arci di Iano, Campiglio e Sarripoli, e in Valdinievole i circoli Arci come quelli di Vangile e Pietrabuona.

«Secondo le disposizioni governative – dice la presidente del Comitato provinciale Arci Pistoia Silvia Bini – tutti i circoli che fanno attività sociale e culturale, e in quel contesto svolgono anche l’attività di somministrazione, devono rimanere chiusi, a differenza di bar, ristoranti e pasticcerie». Locali che possono svolgere la loro attività fino alle 18. «Non si può che prendere atto della decisione – prosegue la dirigente dell’Arci – pur non condividendola minimamente. Questa situazione ha gettato tutti nello sconcerto e, il dato mi pare chiaro, mette in evidenza anche un altro elemento. Nelle disposizioni, infatti, non è stato minimamente tenuto conto di quella che è la nostra attività e la nostra funzione sociale nei confronti delle persone. E la logica politica che sottende a tutto questo, è davvero preoccupante. Siamo stati i primi a chiudere a marzo, prima ancora dell’annuncio del lockdown e gli ultimi a riaprire, con tutte le attenzioni del caso. Ora questa nuova restrizione, che per molti circoli Arci potrebbe significare non riaprire più».


All’indomani del chiarimento del ministero, i vertici nazionali e regionali dell’associazione si sono subito messi in moto per trovare soluzioni alternative e di supporto alle base associative. Tra queste, anche la richiesta di prevedere per le realtà dei circoli Arci forme di ristoro, come già annunciato per le altre categorie danneggiate dalla chiusura imposta dal Dpcm. «In molti territori periferici, come le frazioni di montagna ma non solo, i nostri circoli contribuiscono alla tenuta sociale con una serie di attività che vanno ben oltre la somministrazione di bevande e cibo. Penso ai tanti circoli che mettono a disposizione i loro spazi per altre associazioni, o anche, e mi riferisco alla realtà di Saturnana, ospitano i medici per somministrare i vaccini anti influenzali. Anche questa attività è stata sospesa. Con questa decisione, quindi, si va a danneggiare ulteriormente una situazione sociale già critica. I nostri circoli Arci sono presidi di contrasto alle marginalità. Chiudendoli sparisce un importante servizio alle persone». –


 

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