"Siamo a terra", il grido di allarme di chi deve chiudere alle 18

In 150 da Pistoia e Prato alla manifestazione di Firenze dove il presidente di Confcommercio ha parlato di indennizzi non sufficienti per i pubblici esercizi costretti a fare questi sacrifici

PISTOIA. «Siamo a terra: è il grido d’allarme silenzioso, composto e rispettoso di una categoria che sta pagando fin dall’inizio uno dei prezzi più alti per la pandemia e che oggi è qui per essere ascoltata».

Stefano Morandi, presidente di Confcommercio Pistoia e Prato, commenta così la manifestazione di Fipe-Confcommercio che coinvolge l’intero comparto della somministrazione in 24 città italiane.



«Siamo scesi in piazza – prosegue Morandi – con oltre 150 ristoratori, gestori di bar, locali, gelaterie e pasticcerie delle province di Prato e di Pistoia per ribadire il valore di un settore che non solo è fondamentale nella tenuta economica di un territorio, ma che ne determina la vita e la socialità. Non possiamo permetterci che la categoria rischi il suo stesso futuro. Dietro a queste attività ci sono persone, famiglie, e al tempo stesso ci sono punti di riferimento fondamentali per le città e per i suoi abitanti. La loro scomparsa porterebbe conseguenze drammatiche su più fronti. Ed è proprio per evitarle che è indispensabile individuare misure economicamente e socialmente sostenibili. È doveroso fare sforzi per contrastare la diffusione del virus, ma la risposta non può essere soltanto più chiusure».

«Il Governo – sottolinea ancora il presidente di Confcommercio – non può puntare il dito contro a delle attività come se queste fossero veicolo del virus, soprattutto perché non esiste alcun dato che supporti questa tesi. Gli operatori del settore si sono impegnati fin da subito ad adattare le proprie attività nel rispetto delle norme con l’obiettivo di lavorare in sicurezza, per se stessi, per i propri dipendenti e per i clienti».

«Gli indennizzi a fondo perduto per i pubblici esercizi previsti dal Decreto Ristori, insieme alle tempistiche precise e agli iter semplificati e certi per ottenere ristori, sono un primo passo nella giusta direzione ma non sono sufficienti – afferma Morandi – Siamo consapevoli che le nuove restrizioni causeranno un’ulteriore crollo nei consumi con conseguenze determinanti per l’intera filiera agroalimentare e per la stessa tenuta economica e sociale dei territori».

«Il confronto – conclude Morandi – deve andare avanti rivedendo chiusure e orari delle attività. Le imprese sono fatte per lavorare e per vivere, e dalla loro attività dipende la nostra vita e quella delle nostre città».

Alla manifestazione di ieri c’era anche Erica Mazzetti, deputata di Forza Italia: «Ho lasciato i lavori d'Aula, dove è in discussione la legge Zan, per scendere in piazza a Firenze con i ristoratori di Confcommercio Toscana. Una manifestazione pacifica fatta di persone composte che hanno chiesto e chiedono di lavorare e di essere esonerati dal pagamento delle tasse locali e nazionali e di vedere concedere realmente ai propri dipendenti la cassa integrazione che gli spetta per i mesi che non hanno lavorato, oltre al bonifico entro il 15 novembre che deve essere contestuale al blocco pagamento rata Inps, altrimenti è solo un giroconto. Quello che chiediamo al Governo Conte è l’immediata sospensione dell'ultimo Dpcm al fine di tornare a lavorare nel rispetto di ogni normativa di sicurezza anti Covid-19». —

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